Tutti gli articoli di ladywriter_990

Book review #7: “On the Island” / “L’isola dell’amore proibito”, by Tracey Garvis Graves.

Questa sarà la mia prima recensione tradotta anche in inglese!

This will be my first review translated into English!

on-the-island-penguin-cover

Good morning everyone! I’m back. The book I’m going to review today is On the Island (in italian The Island of forbidden love), written by Tracey Garvis Graves. This book is the classic fairytale that would have made me crazy when I was about fourteen years old (I’m not saying that now it wouldn’t…). Let’s read the plot:

When thirty-year-old English teacher Anna Emerson is offered a job tutoring T.J. Callahan at his family’s summer rental in the Maldives, she accepts without hesitation; a working vacation on a tropical island trumps the library any day.

T.J. Callahan has no desire to leave town, not that anyone asked him. He’s almost seventeen and if having cancer wasn’t bad enough, now he has to spend his first summer in remission with his family – and a stack of overdue assignments — instead of his friends.

Anna and T.J. are en route to join T.J.’s family in the Maldives when the pilot of their seaplane suffers a fatal heart attack and crash-lands in the Indian Ocean. Adrift in shark-infested waters, their life jackets keep them afloat until they make it to the shore of an uninhabited island. Now Anna and T.J. just want to survive and they must work together to obtain water, food, fire, and shelter.

Their basic needs might be met but as the days turn to weeks, and then months, the castaways encounter plenty of other obstacles, including violent tropical storms, the many dangers lurking in the sea, and the possibility that T.J.’s cancer could return. As T.J. celebrates yet another birthday on the island, Anna begins to wonder if the biggest challenge of all might be living with a boy who is gradually becoming a man.

As I always do when I really like a book, I read this one in about one day, and when I finished it… I’ve read it again. It’s impossibile to ignore the sensation of peace and serenity that Anna and TJ’s story convey to the reader; the story is written in a way that catches the reader, from the first to the last page.

Anna is a very well built character, with a strong personality that the reader can see from the beginning; but the first award undoubtedly goes to TJ, that through the story goes from being a boy to being a man, with a beautiful psychological growth.

It must be hard, very hard, to write a story that for half the time has only two characters, but the author has succeeded in this test: everyone can perceive suffering, desire, disappointment, love, and every other sensation felt on the island by the two protagonists.

The narration is very fast, jerky, with long jumps, and avoid to the reader to be bored reading the description of a life that probably, if described day-by-day, could have been monotonous.

I really loved this story. It is probably one of the most beautiful love stories I’ve read in the last period.

At last, I want to thank Tracey Garvis Graves for being a really nice person with her fans, and thank her again for the kindly answers she gave to me.

VOTE: 10

lisola_dellamore_proibito

Buongiorno a tutti! Eccomi tornata. Il libro di cui andremo a parlare oggi è “L’isola dell’amore proibito” di Tracey Garvis Graves. Questo libro è la tipica favola che mi avrebbe fatta impazzire attorno ai quattordici anni (non che adesso  non l’abbia fatto…). Vi lascio la trama:

L’acqua cristallina lambisce dolcemente i suoi piedi nudi. Anna apre gli occhi all’improvviso e davanti le si apre la distesa sconfinata di un mare dalle mille sfumature, dal turchese allo smeraldo più intenso. Intorno, una spiaggia di un bianco accecante, ombreggiata da palme frondose. Le dita della ragazza stringono ancora spasmodicamente la mano di TJ, disteso accanto a lei, esausto dopo averla trascinata fino alla riva. Anna non ricorda niente di quello che è successo, solo il viaggio in aereo, il fondale blu che si avvicina troppo velocemente e gli occhi impauriti di TJ, il ragazzo di sedici anni a cui dovrebbe dare ripetizioni per tutta l’estate. Un lavoro inaspettato, ma chi rifiuterebbe una vacanza retribuita alle Maldive? E poi Anna, insegnante trentenne, è partita per un disperato bisogno di fuga da una relazione che non sembra andare da nessuna parte. Ma adesso la loro vita passata non è più importante. Anna e TJ sono naufraghi e l’isola è deserta. La priorità è quella di sopravvivere fino ai soccorsi. I giorni diventano settimane, poi mesi e infine anni. L’isola sembra un paradiso, eppure è anche piena di pericoli. I due devono imparare a lottare insieme per la vita. Ma per Anna la sfida più grande è quella di vivere accanto a un ragazzo che sta diventando un uomo. Perché quella che all’inizio era solo un’amicizia innocente, attimo dopo attimo si trasforma in un’attrazione potente che li lega sempre più indissolubilmente.

Come sempre quando un libro mi piace parecchio, l’ho letto in una giornata, ed appena finito l’ho riletto. È impossibile riuscire ad ignorare il senso di pace e di serenità che trasmette la storia di Anna e TJ, che è scritta in modo da catturare il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Anna è un personaggio molto ben costruito, con una forte personalità che viene fatta notare da subito nel racconto; ma il primo premio va indubbiamente a TJ, che subisce una forte crescita psicologica, vissuta dal lettore come se fosse propria.

Deve essere difficile, molto difficile, scrivere una storia che per metà del tempo impiega solamente due personaggi, ma l’autrice ci è riuscita in maniera magistrale: si percepisce la sofferenza, il desiderio, la delusione, l’amore, ogni emozione provata sull’isola dai due protagonisti.

La narrazione è molto veloce, a scatti, con salti temporali anche lunghi, e consente al lettore di non annoiarsi nel leggere la descrizione di una vita che probabilmente se descritta giorno per giorno potrebbe risultare monotona.

Ho amato molto questa favola. È probabilmente una delle storie d’amore più belle che ho letto nell’ultimo periodo. Ringrazio l’autrice per gentili risposte che mi ha dato.

VOTO: 10

 

Book review #6: “Chrysalis”, Jodi Meadows

cover_MEADOWS

 

Buongiorno a tutti!

Eccomi di nuovo fra i vivi con una nuova recensione. Il libro di cui parleremo oggi è Chrysalis di Jodi Meadows, primo della serie Newsoul che sono già rassegnata a terminare in lingua originale perché come al solito non si sa se si continuerà con la pubblicazione… fra l’altro, questo è esattamente il motivo per cui mi ero ripromessa di non cominciare nuove serie prima di sapere se sarebbero state portate a termine, ma tant’è… non ho resistito.

Di seguito la trama:

Esiste un mondo in cui si vive in eterno. A Gamma nessuno nasce e nessuno muore: da milioni di anni tutti si reincarnano in corpi diversi, ma sempre abitati dalla stessa anima. Ciascuno conserva il ricordo delle proprie vite passate, e attende di viverne di nuove. Finché un giorno il ciclo si spezza: una ragazza muore per sempre. Al suo posto nasce Ana, una vita nuova. La prima mai comparsa su Gamma. Ana fa paura, tanto che sua madre la costringe a vivere come una reclusa, un errore da nascondere al mondo. Ma al compimento del suo diciottesimo anno Ana decide di partire per la città di Cardio in cerca di risposte: perché nessuno è come lei? E quando morirà, sarà per sempre? Sam, un musicista che le la battere il cuore, è l’unico a credere che la sua vita abbia un valore. Una vita mortale, in un mondo di vite eterne, racchiude un grande potere: quello del cambiamento. Ana riuscirà a spiccare il volo dalla sua crisalide?

Il libro racchiude vari elementi che chi mi segue almeno un pochino sa essere di mio gradimento: a certi livelli, è un distopico, ma al suo interno ha comunque del fantasy (la presenza di creature come draghi, centauri e silfidi, simili a sanguisughe dell’anima) e quel poco di romance che non guasta mai. Certo, è la solita lettura young adult che, essendomi rimasto ormai poco dell’elemento young, forse dovrei cominciare ad evitare, ma è comunque scorrevole e ben scritto (tempo di lettura impiegato: circa 6 ore).

La storia è innovativa: queste anime che si reincarnano da migliaia di anni conservando comunque tutti i ricordi delle vite passate sono parecchio affascinanti, così come il fatto che all’improvviso sia comparsa un’anima nuova a cui nessuno era preparato.
Immaginate di vivere da migliaia di anni, di conoscervi tutti perché siete sempre stati solo voi: in un modo o nell’altro, in cinquemila anni se ne accumulerebbero di esperienze! Ed invece all’improvviso arriva Ana, non si sa né da dove né perché. La povera ragazza non ha fatto niente di male in vita sua, ed invece tutti la odiano (o almeno così le fa credere la perfida madre Li) perché ha “impedito” a Ciana di tornare in vita.

Ne viene fuori un parapiglia infinito, ma non voglio anticiparvi niente!

Spero che continueranno con la pubblicazione della serie, perché sono proprio curiosa di sapere come andrà a finire… potranno esserci altre anime nuove? Chissà…

Vi lascio il booktrailer, alla prossima!

VOTO: 8

Project 30 books!

Ri-buonasera a tutti!

Questo post racchiuderà i 30 libri del “Project 30 books” o “30 giorni di libri”, che io avevo già a suo tempo compilato su Facebook ma che ho pensato potesse essere carino anche da mettere qui!

1) Il tuo libro preferito.

“Il gioco dell’angelo”, Carlos Ruiz Zafón.

532782_4138386020804_1102220094_n
2) La tua citazione preferita.

“E poi altre volte arrivava un giorno, uno di quelli grigi quando aveva di lui una nostalgia così struggente da sentirsi vuota, non più una donna ma un albero morto, pieno di gelido soffio novembrino. Così si sentì in quel momento, ebbe voglia di urlare il suo nome e urlargli di tornare a casa e il suo cuore soffrì al pensiero degli anni che l’attendevano e si domandò che cosa avesse di buono l’amore se il risultato era quello, anche solo dieci secondi di una sensazione così.”
“La storia di Lisey “, Stephen King.

542117_4151470227901_651920840_n
3) Il tuo personaggio preferito di un libro che hai letto.

Roland Deschain di Gilead, serie “La Torre Nera”, Stephen King.

600027_4151489228376_1193851973_n
4) Il libro più brutto che tu abbia mai letto.

“Amore 14”, Federico Moccia.

600214_4164542034688_1922487291_n

5) Il libro più lungo che tu abbia mai letto.

“IT”, Stephen King.

600794_4164548314845_388294314_n
6) Il libro più corto che tu abbia mai letto.

“Diario di un killer sentimentale”, Luis Sepúlveda.

178907_4169818966608_358027193_n
7) Il libro che ti descrive.

“Se siamo ancora vivi”, Marilù S. Manzini.

229850_4174336759550_2004977888_n
8) Un libro che consiglieresti.

“Duma Key”, Stephen King.

248136_4183495948524_1938916789_n
9) Un libro che ti ha fatto crescere.

“Patto col passato”, Susan Price.

579983_4183720474137_1770938138_n
10) Un libro del tuo autore preferito.

“Il prigioniero del cielo”, Carlos Ruiz Zafón;
“Mucchio d’ossa – una storia d’amore maledetta”, Stephen King.

428541_4188240027123_925821034_n
11) Un libro che prima amavi e che ora odi.

“La lunga attesa dell’angelo”, Melania G. Mazzucco.

181485_4193676443030_1486620822_n
12) Un libro che non ti stancherai mai di rileggere.

“L’ombra del vento”, Carlos Ruiz Zafón & “La tredicesima storia” , Diane Setterfield.

556819_4197964910239_74996145_nla-tredicesima-storia

13) Il libro che in questo momento hai sulla scrivania.

“Una bellezza russa e altri racconti”, Vladimir V. Nabokov

download (1)

14) Il libro che stai leggendo in questo periodo.

“La fine del mondo e il paese delle meraviglie”, Haruki Murakami.

download (2)
15) Apri il primo libro che ti capita tra le mani ad una pagina a caso e inserisci la foto e la prima frase che ti salta agli occhi.

“L’espansione culturale che l’aramaico stava portando per via di terra fino alle steppe della Sogdiana e ai confini dell’India, i fenici la realizzarono per via mare, diffondendo il nuovo criterio operativo di espressione del pensiero nei paesi del Mediterraneo occidentale e permettendo così che il loro modello culturale giungesse fino ai popoli della costa atlantica.” (“La scrittura”, Vincenzo Valeri.)

16) La tua copertina preferita.

“Harry Potter and the Deathly Hallows”, J.K. Rowling (english version).

197802_4216878463066_2102878054_n
17) Il personaggio con cui ti vorresti scambiare di posto per un giorno.

Masami Aomame – “1Q84”, Murakami Haruki.

001coertina1q84
18) Il primo libro che hai letto.

“Le avventure di Pinocchio”, Carlo Collodi.

181005_4227875497985_1659745507_n
19) Un libro il cui film ti ha deluso.

“L’Acchiappasogni”, Stephen King.
Del tipo: prendiamo un libro bellissimo e trasformiamolo in uno splatter di terza (o forse quarta) categoria.

229991_4232193845941_1132658742_n
20) Un libro dove hai ritrovato un personaggio che ti rappresentasse.

“Le braci”, Sándor Márai.

599239_4235138479555_1058013290_n
21) Un libro che ti ha consigliato una persona importante per te.

“Uccelli di Rovo”, Colleen McCullough.

182103_4241999091066_1017428574_n

22) Un libro che hai letto da piccola.

“Jane Eyre”, Charlotte Brontë.

599295_4249934969458_1727551646_n

23) Un libro che credevi fosse come la gente ne parlava e invece sei rimasta o delusa o colpita.

“L’amore ai tempi del colera”, Gabriel García Márquez.

599708_4249939089561_1439182916_n
24) Il libro che ti fa fuggire dal mondo.

“El penúltimo sueño”, Ángela Becerra.

553170_4259380765597_1854988114_n
25) Un libro che hai scoperto da poco.

“Ti aspettavo”, J. Lynn

Ti aspettavo J Lynn
26) Un libro che conosci da sempre.

“Le vite perdute di Christopher Chant”, Diana Wynne Jones.

311533_4266619946572_1479144085_n
27) Un libro che vorresti aver scritto.

“Il petalo cremisi e il bianco”, Michel Faber.

314709_4270081153100_1269026438_n
28) Un libro che farai leggere ai tuoi figli.

“Le Cronache di Narnia”, C.S. Lewis.

531173_4275081518106_1367815141_n
29) Un libro che devi ancora leggere.

“La ragazza dello Sputnik”, Haruki Murakami.

libro_sputnik_0_0
30) Un libro che ti ha commosso.

“La Sfera del Buio”, Stephen King.

255384_4285169970311_1117775089_n

 

Questo è il mio “Project 30 books”! Il vostro come sarebbe?

Monografie #1: Carlos Ruiz Zafón, “L’ombra del vento”

Buonasera a tutti!

Inauguro una nuova serie (che, come le precedenti, non avrò il tempo o la forza di portare avanti con costanza… ma meglio tardi che mai!) che prevede il recensire l’intera opera di un autore, in questo caso il mio amato Carlos Ruiz Zafón, del quale ho letto tutto ciò che ha pubblicato.

Parto quindi con il primo libro che ho letto, nonché il primo ad essere stato pubblicato in Italia: “L’ombra del vento”, nell’originale spagnolo “La sombra del viento”.

cover

Di seguito trama ed incipit:

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un’ombra.
«Ma certo» rispose a capo chino. «Per lei non abbiamo segreti.»

Ho letto questo libro nel 2007, quindi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia (seriamente sono già passati sette anni?!). Ricordo ancora benissimo il piacere con cui mi dedicai a questa lettura… è indubbiamente un libro bellissimo, pieno di spunti, per quanto io abbia conosciuto persone che, detestando per punto preso l’autore, l’hanno trovato orribile (leggetelo, sul serio. Poi ne stamo a riparlà.)

La Barcellona di Zafón è, per l’appunto, una Barcellona che possiede una duplice chiave di lettura, quella luminosa e quella più oscura; si tratta di una città che il lettore scopre insieme al protagonista, descritta fin nei minimi dettagli.

Il protagonista, Daniel Sempere, è “vittima” di una vera e propria crescita psicologica nel corso del romanzo; dopo essere stato portato dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati (luogo ricorrente nei libri di Zafón, così come ricorrono alcuni personaggi), sceglie fra i libri qui custoditi quello che dovrà essere il suo libro, del quale si dovrà prendere cura. Il libro in questione è proprio “L’ombra del vento”, opera di Julián Carax. La figura di Carax finirà per invadere prepotentemente la vita di Daniel, cambiando la sua concezione del mondo.

Divertente, irriverente ed affascinante è il personaggio di Fermín Romero de Torres, mendicante che svolgerà anch’egli un ruolo molto importante nella vita di Daniel. Alcune sue perle di saggezza:

Il fatto è che gli uomini, tornando a Freud e mi si passi la metafora, si scaldano come lampadine: bollenti in un attimo, fredde un istante dopo. Le donne, invece, ed è una verità scientifica, si scaldano come un ferro da stiro, mi capisce? Poco a poco, a fuoco lento, come una buona “escudella”, la zuppa di carne con cavolo e ceci. Ma una volta che si sono scaldate, non le ferma più nessuno. Come gli altiforni della Biscaglia.

“Alla mia età, Daniel, se non hai le idee chiare sei fottuto. Ci sono due o tre ragioni per cui vale la pena di vivere, tutto il resto è letame. In passato ho fatto molte sciocchezze, ma ora il mio unico desiderio è rendere felice Bernarda e morire tra le sue braccia, quando sarà il momento. Voglio essere di nuovo un uomo rispettabile. Non per me, io me ne infischio del rispetto di quel branco di scimmie che sono gli esseri umani, ma per lei. Perché Bernarda crede negli sceneggiati, nei preti, nella rispettabilità e nella Madonna di Lourdes. È fatta così e io le voglio bene per come è, e non toglierei un solo pelo di quelli che ha sul mento. Per questo desidero che sia fiera di me. Voglio che pensi: Il mio Fermín è un grand’uomo, come Cary Grant, Hemingway o Manolete.”

Assolutamente meravigliosa è la figura di Carax, sul quale però non dirò nulla per evitare di rovinare la storia a chi fosse intenzionato a leggere il libro.

Vi lascio alcune delle mie citazioni preferite dal romanzo, poi tornerò con la conclusione 🙂

Solo allora – le dissi – avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell’anima di uno sconosciuto.

Mi abbandonai a quell’incantesimo fino a quando la brezza dell’alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull’ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.

Esistono carceri peggiori delle parole.

 

Questo è uno dei miei libri preferiti. Non il primo in assoluto, che è “Il gioco dell’angelo” dello stesso autore, ma comunque nella top ten ci rientra sicuramente.

Ne consiglio la lettura a tutti… davvero non ve ne pentirete!

VOTO: 10

 

Movie review: “Divergent”

50077Divergent è un film del 2014 tratto dall’omonimo romanzo di Veronica Roth. Il film appartiene a quel genere distopico che ultimamente piace tanto al grande pubblico (e sul quale io mi sto facendo una cultura sempre più vasta, leggendo tutto ciò che si trova in commercio).

Stars_Showcase_-_Divergent_Book_Club

Dopo una guerra, la vita a Chicago è cambiata. La popolazione è stata divisa in cinque fazioni: gli Abneganti, gli Eruditi, gli Intrepidi, i Pacifici ed i Candidi. Ogni fazione spicca per una caratteristica in particolare, ed apparentemente sembra che tutto sia perfetto. Il motto del Governo è “La fazione prima del sangue”.  Arriva un giorno, ogni anno, in cui i giovani si devono sottoporre ad un test attitudinale per poi decidere in quale fazione dovranno trascorrere il resto della loro vita.

caleb-tris-divergent-movie-photo

Qui entra in gioco la protagonista: Beatrice Prior, abnegante che sta stretta nel suo ruolo. Il sogno di Beatrice sono gli Intrepidi. Il giorno del suo test attitudinale, però, non va come si era aspettata: il risultato è “Inconcludente”, e questo la classifica non come un’abnegante o un’intrepida, ma come una “Divergente”, una categoria non manipolabile dal sistema che è quindi in costante pericolo.

Il giorno della scelta, Beatrice sceglie gli Intrepidi, deludendo la sua famiglia (o così pare), e, dopo aver abbracciato il nuovo nome “Tris”, è pronta ad iniziare una nuova vita.

maxresdefault

Al quartier generale degli Intrepidi incontrerà un istruttore, Quattro, che all’inzio sarà duro con lei ma con il quale stabilirà un legame sempre più forte.

Non dirò altro sulla trama per evitare sgraditi spoiler 🙂

Parliamo del film in sé.

la_ca_0708_divergent

Tris è interpretata da una bravissima Shailene Woodley, nota per aver interpretato la protagonista in La vita segreta di una teenager americana. Mi è piaciuta molto la scelta dei produttori, l’ho trovata molto brava ed adatta al ruolo. Riesce a rendere molto bene l’evoluzione del personaggio dopo il cambio di fazione.

DIVERGENT

Quattro è interpretato da Theo James, il “Golden boy” della tv americana. Mi è piaciuto anche lui, anche se forse avrei scelto qualcun altro per il ruolo, qualcuno che si adattasse un po’ di più al Quattro del romanzo. Piccola curiosità su Theo: ha rifiutato la controfigura ed ha girato lui stesso tutte le scene di combattimento.

Il film mi è piaciuto, l’ho trovato molto fedele al libro, e di una lunghezza accettabile (dura due ore e venti, proprio perché non hanno tagliato quasi nulla dallo screenplay originale). Per me è sì! Ora aspetto con impazienza Insurgent al cinema, anche se da quando ho terminato Allegiant mi è rimasto l’amaro in bocca… ma questa è storia per un altro giorno.

VOTO: 9

Eccovi il trailer:

Alla prossima!

Book review #5: “Ti aspettavo”, J. Lynn

Ti aspettavo J Lynn

Buonasera a tutti!

Eccomi tornata dopo tanto tempo a recensire un libro. Specifico che non è che io non abbia letto nulla in questi mesi, anzi, il problema è proprio il fatto che ho letto decisamente TROPPO per riuscire a recensire qualcosa o anche solo a stabilire un ordine mentale.

Quindi, bando alle ciance!

Il libro di cui vado a parlare è “Ti aspettavo” di J. Lynn, a.k.a. Jennifer L. Armentrout, autrice della fortunata serie “LUX” della quale vi racconterò presto qualcosa.  Ecco la trama:

L’università è la sua via di fuga. Per troppi anni, dopo quella maledetta festa di Halloween, l’esistenza di Avery Morgansten è stata un incubo, e adesso lei può finalmente ricominciare da capo. Tutto ciò che deve fare è arrivare puntuale alle lezioni, mantenere un profilo basso e – magari – riuscire a stringere qualche nuova amicizia. Quello che deve assolutamente evitare, invece, è attirare l’attenzione dell’unico ragazzo che potrebbe mandare in frantumi il suo futuro… 
Cameron Hamilton è il sogno proibito delle studentesse del campus: fisico atletico e ammalianti occhi azzurri, è il classico ribelle dal quale una brava ragazza come Avery dovrebbe tenersi alla larga. Eppure Cam pare proprio spuntare ovunque, col suo atteggiamento disincantato, le simpatiche punzecchiature e quel sorriso irresistibile. E Avery non può ignorare il fatto che, ogni volta che sono insieme, il resto del mondo scompare e lei sente risvegliarsi quella parte di sé che pensava di aver perduto per sempre. 
Però, quando inizia a ricevere delle e-mail minacciose e delle strane telefonate notturne, Avery si rende conto che il passato non vuole lasciarla andare. Prima o poi la verità verrà galla e, per superare anche quella prova, lei avrà bisogno d’aiuto. Ma la relazione con Cam sarà la colonna che la sorreggerà o lo «sbaglio» che la trascinerà a fondo?

Premesso che l’ho iniziato ieri sera alle 19 circa a casa del mio fidanzato, poi siamo usciti per cena, sono tornata a casa alle 23 ed alle 2 e mezza di notte l’ho finito, mi sento di dire che mi è piaciuto. In realtà, è un po’ uno di quei libri che, alla tenera età di quasi 24 anni, non dovrei neanche più leggere, in quanto dovrei essere intenta in letture epocali come “Alla ricerca del tempo perduto” o “Arcipelago Gulag”, tanto per citarne due che sono diametralmente opposte.

Ma a me queste letture leggere continuano a piacere, impiegano poche ore del mio tempo e mi fanno evadere per un po’. Questo non significa che io non legga anche libri più “seri”, ma al momento preferisco quelli “tranquilli”. Detto questo, parliamo del libro.

La storia è molto semplice e fin troppe volte sentita: ragazza bellissima con qualche problema ed un oscuro passato, ragazzo bellissimo, scontro in un corridoio e via dicendo. Per una volta, totale assenza di elementi soprannaturali, che ormai vengono infilati un po’ ovunque (e che la sottoscritta apprezza parecchio, ndr). Lo stile non è male; a me l’autrice piace molto fin dagli esordi della serie Lux, e probabilmente l’avrei riconosciuta anche se non avessi saputo prima che dietro lo pseudonimo si celasse lei.

Personaggi:

  • Avery: è un personaggio femminile abbastanza interessante e con un certo spessore (il romanzo si rivolge ad una fascia secondo me compresa fra i 16 ed i 20 anni, dalla quale purtroppo sono ormai fuori da molte lune, e non è male avere una protagonista femminile di spessore). Come accennato prima, è una ragazza con un segreto. Molto bello è il fatto che (finalmente) si riesca a portare avanti un segreto in un libro facendolo rimanere tale fin quasi alla fine, quando quella maledetta festa di Halloween e ciò che vi è successo saranno ormai la vostra ossessione. Viene molto evidenziato il conflitto interiore di Avery nel dare confidenza a Cam (questo, purtroppo, tema non molto originale), ma nessuno, fin dalla prima pagina, dubita che si innamoreranno follemente, quindi mi rifiuto di etichettarlo come spoiler.
  • Cameron: bellissimo, con grandi occhi color zaffiro, addominali perfetti, l’uomo perfetto. Lo stereotipo vivente del romanzo americano, ma meglio di tanti altri in una generazione di uomini perfetti di cui Edward Cullen in tutto il suo vampiresco splendore è stato il capostipite. Si riesce a “mappare” abbastanza bene il personaggio, sebbene il romanzo sia narrato dal punto di vista di Avery, e non è facile riuscire a consentire al lettore di inquadrare gli altri personaggi se si utilizza un narratore interno alla storia.

Cosa non mi è piaciuto: sinceramente? Le scene di sesso. Sul serio, non sono una puritana, ma ormai il sesso descritto esplicitamente è peggio di vampiri e lupi mannari, si trova ovunque (grazie mille, E.L. James. Spero che tu, Anastasia Steele e Christian Grey siate felici, adesso), ed a volte può risultare un po’ antipatico, specie in un libro dove non si fa altro che evidenziare buoni sentimenti e rapporti che vanno oltre le pulsioni fisiche. Non fraintendetemi: le scene di sesso non sono descritte male, ma sono lievemente esasperate nei toni, e nella lunghezza. Si sarebbe potuto dire lo stesso utilizzando circa 200 parole in meno, senza cambiare il senso dell’atto in sé.

Cosa mi è piaciuto: sono e rimarrò una romanticona, probabilmente per sempre. A sette anni leggevo Danielle Steel, quindi so di cosa parlo. Quindi un romanzo “rosa” continuerà sempre ad attirarmi come un ape al miele. Il libro è ben scritto, si legge facilmente, i personaggi riescono a suscitare empatia: per me è sì, aspettando gli altri libri della serie.

VOTO: 8 1/2

Buona serata a tutti!

I miei film preferiti #1 – “Paradiso perduto”

Buonasera a tutti! Ho deciso di iniziare una nuova serie di articoli nei quali andrò a parlare dei miei film preferiti. Non saranno in ordine di preferenza perché non sarei assolutamente in grado di classificarli, ma saranno selezionati in base a criteri quali emozioni trasmesse, numero di visioni, livello di battute che conosco a memoria ed altre cose cretine così.

Il primo che mi è venuto in mente è “Paradiso perduto”, del quale vi vado ora a parlare.

“Non racconterò questa storia nel modo in cui è accaduta… ma nel modo in cui io la ricordo.”

“Paradiso perduto” è un film di Alfonso Cuarón del 1998, nel quale viene rivisitato in chiave moderna il romanzo “Grandi speranze” di Charles Dickens.

All’inizio del film, il giovanissimo Finn (Ethan Hawke) aiuta nella fuga un evaso di prigione interpretato da Robert DeNiro (che riesce ad essere spettacolare anche in brevi comparse). Il protagonista è proprio l’artista Finn, il quale nutre fin dalla gioventù una passione sfrenata per Estella (Gwyneth Paltrow), ragazza che vive con la zia nella villa “Paradiso perduto”.

Finn decide di coltivare e portare avanti questa sua passione, malgrado tutti gli dicano che lei finirà per spezzargli il cuore.  Anni dopo il loro primo incontro, Finn riesce grazie ad una misteriosa donazione (che si scoprirà essere opera di Robert DeNiro, che nel frattempo ha fatto fortuna) ad andare a New York per coltivare il suo sogno di diventare un artista. Raggiunto l’obiettivo, si rende conto che per Estella non sarà mai abbastanza.

Altro salto temporale ed, a distanza di altri anni, vediamo Finn davanti al cancello del “Paradiso perduto”, dove vede poi una bimba bionda correre in giardino; scambiandola per il “fantasma” di Estella, entra e scopre che è in realtà la figlia della donna, tornata a casa dopo tanto tempo. Il film finisce quindi con loro due insieme.

Cosa amo di questo film?

  • La colonna sonora. Assolutamente perfetta. C’è un pezzo in particolare che ormai si trova fra le mie canzoni da anni, e che continuo a sentire ogni volta che parte. Il pezzo in questione è quello che fa anche da colonna sonora ufficiale al film, ovvero “Siren” di Tori Amos.

  • Il bacio di Finn ed Estella nella pioggia, dopo che lui si è presentato ad una serata a cui non era stato invitato e l’ha portata via.

  • La frase che Finn dice alla zia di Estella: “Può sentirlo? Questo è il mio cuore. Ed è spezzato.”

 

  • Quella che segue è nella mia top 3 di “scene più belle di sempre” (che potrebbe essere un’idea per un post a parte… mmm ci penserò!). Finn, dopo aver avuto la sua prima mostra ed aver venduto tutti i suoi quadri, realizza che lui ed Estella non potranno comunque essere mai felici, e si reca sotto casa della ragazza ubriaco.


Questa merita anche di essere tradotta, visto che non sono riuscita a trovarla in italiano in una qualità decente…

Finn, camminando: “Quella sera, tutti i miei sogni divennero realtà. Ma il mio lieto fine si trasformò in tragedia: avevo tagliato i ponti con Joe, col passato, col Golfo, con la povertà. Avevo inventato me stesso. L’avevo fatto crudelmente, ma l’avevo fatto. Ero libero!”

Finn: “Ce l’ho fatta! Ce l’ho fatta! Sono il nuovo re di New York! Li ho venduti tutti, tutti, i miei dipinti! Non dovrai più vergognarti di me… io sono ricco! Non era quello che volevi? Siamo felici, ora? Non lo vedi… non lo capisci, che tutto quello che faccio, lo faccio per te? Che tutto quello che c’è di speciale, in me… sei tu?”

—-

Great-Expectations

Che dire… amo questo film con tutta me stessa. Sarà che sono una grande fan di queste storie d’amore travagliate che devono attraversare mille difficoltà.

Più che altro, credo in quel tipo di amore che davvero è in grado di bruciarti l’anima, distruggerti fisicamente e mentalmente, quell’amore incondizionato e tragico del quale però non si riesce a fare a meno. D’altra parte, se fosse tutto rose e fiori, sarebbe tutto facile, no? Le persone sarebbero sempre felici, si terrebbero per mano, uscirebbero insieme e nessuno soffrirebbe mai. In un mondo ideale probabilmente qualcuno si accontenterebbe di questo, senza sentire la mancanza di quel qualcosa in più che solo il dolore riesce a dare.

Questo film riesce a farti capire che puoi amare una persona disperatamente, con ogni fibra del tuo essere, e sentirti amputato sapendo che non potrai mai averla accanto; ma malgrado questo, puoi comunque andare avanti, vivere, fare carriera, tirare a campare, sempre convivendo con questo vuoto nell’anima.

VOTO: 9, ma solo perché odio Gwyneth Paltrow.

Movie review: “La Bella e la Bestia”

09Buonasera a tutti!

Ieri sera sono andata al cinema a vedere il film di cui vi vado a parlare oggi: “La Bella e la Bestia”, per la regia di Christophe Gans, con protagonisti Vincent Cassel (love love love) e Lea Séydoux.

Il film è l’ennesimo adattamento dell’ormai arcinota omonima fiaba. Confrontandolo con le varie versioni (abbiamo avuto l’indimenticabile adattamento Disney, almeno una decina di film fra cui qualcuno in chiave più moderna, un musical e credo anche un balletto), il film per certi aspetti si avvicina più degli altri alla versione “classica” della fiaba, mentre per altri se ne discosta.

All’inizio, sicuramente è più fedele di altri alla storia originale, che parla appunto di questo mercante ricco con molti figli che ad un certo punto perde tutto: mi è piaciuto molto come il film si sia  concentrato su un aspetto della storia che spesso viene trascurato.

Molto bello da vedere è stato anche il gesto del cogliere la rosa che dà origine a tutto l’ambaradam, anche questo particolare a lungo rimosso.

la-bella-e-la-bestia-lea-seydoux-di-spalle-in-un-momento-del-film-298529L’arrivo di Belle al castello è molto cupo e buio. Una cosa che non mi è piaciuta molto: il rapporto fra Belle e la Bestia non è molto chiaro, non viene approfondito, sembra veramente che si ritrovino innamorati senza sapere neanche loro il motivo.

Passiamo ai due protagonisti.

15096_586351221445874_1907920740_n

La Bella: interpretata da una graziosissima Lea Séydoux (nota al pubblico di un certo livello per il semi pornografico La vita di Adele, vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2013), la nostra Belle è bionda, eterea, all’apparenza fragile e piena di vita. Sinceramente, la sua interpretazione non mi ha trasmesso molto (forse anche per colpa del doppiaggio italiano… mi sento come Don Chisciotte nella battaglia contro i mulini a vento con questa storia!): oltre ad indossare vestiti che le fanno schizzare il seno sotto al mento ed a passare da uno stato di odio profondo ad uno di amore sconfinato per la Bestia nel giro di 36 ore, non fa molto altro. Leggermente più profonda ho trovato la sua interpretazione nelle scene in cui Belle si trova con la famiglia: lì c’è più caratterizzazione, si percepiscono più emozioni ed il personaggio risulta migliore.

VOTO: direi un 6 1/2… che si guadagna principalmente per il suo partner.

vincent-casselLa Bestia: seriamente. Ne dobbiamo parlare? Davvero? Cioè, ma l’avete visto? Basta guardarlo. Cosa gli si può dire? Riesce ad essere meraviglioso anche coperto di pelo e con la coda! Di quanti uomini si può dire altrettanto?

Dopo questa sviolinata da tredicenne… Vincent Cassel, mesdames et messieurs!

DI-VI-NO. E non solo perché lo amo follemente e vorrei sposarlo e vivere con lui su un’isola deserta… semplicemente perché è divino. Sia nei flashback (in cui quindi è sempre la meraviglia che potete ammirare qui sopra), sia nelle scene “da Bestia”, la sua interpretazione è superlativa. Riesce a farti vivere il tormento, la disperazione, la lussuria (eh…), per poi passare alla felicità ed alla tenerezza. Impeccabile. Flawless.

Lo amo.

VOTO: bah, direi 10. E ribadisco, non perché lo amo, eh.

Indubbiamente: la Bestia tiene in piedi tutto il film, non ci piove. La storia è ben scritta e ben diretta, vale la pena vederlo se si è appassionati del genere (ed anche se si è appassionati di Vincent). Ci sono stati diversi stravolgimenti alla trama che tutti conosciamo (che sostanzialmente è quella che ci ha trasmesso Walt Disney), ma non sono proprio tutti tutti da bocciare perché contribuiscono a creare un bel film.

VOTO: 8.

la-belle-la-bte-vincent-cassel-la-seydoux-foto-dal-film-01La fortuna sfacciata di Lea Séydoux…

A voi il trailer, buona serata ed alla prossima!

 

 

 

 

Movie Review: “Storia d’inverno”

49302

L’ultima volta mi sono scusata per un lungo periodo di silenzio durato dieci giorni.

Adesso mi scuso per un lunghissimo periodo di silenzio durato 4 mesi. Perdonatemi, ma fra esami, lezioni e quant’altro è stato un semestre massacrante (coro generale: ma chi te se fila?).

Comunque, eccomi ritornata, più forte e carica di prima.

Il film di cui vado a parlare oggi è “Storia d’inverno”, uscito nelle sale italiane il 13 febbraio.

Diretto da Akiva Goldsman (primo esperimento di regia per il noto sceneggiatore, vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale con A Beautiful Mind), il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo scritto da Mark Helprin nel 1983.

Partiamo subito con i personaggi.

storia-inverno-620x350

Abbiamo un superlativo Colin Farrell nel ruolo di Peter Lake; non sono mai stata una sua grandissima fan, ma la sua interpretazione mi ha positivamente stupita. Sembra sia uno di quegli attori che con gli anni si ritrovano via via a migliorare, artisticamente ed a livello di caratterizzazione del personaggio interpretato. Peter Lake è un ladro, un delinquente, finché non gli capita qualcosa, l’amore, che va a modificare completamente il suo essere. Devo dire che è stato molto interessante vedere l’evoluzione di questo personaggio sullo schermo; appena possibile cercherò di procurarmi anche il libro, perché sono curiosa di vedere quanto siano stati fedeli alla trama originale.

1389363503033_maxresdefault

 

Nel ruolo di colei che fa cambiare vita a Peter Lake, incontriamo Jessica Brown Findlay nel ruolo di Beverly Penn. Personaggio dalla storia travagliata, appare inizialmente come molto ingenua e delicata, ma si capisce che in realtà c’è molto di più oltre a ciò che viene mostrato. Il suo amore, e ciò che comporta per chi le si trova intorno, è il filo conduttore dell’intera opera.

winters 3Che dire? Russell Crowe è sempre Russell Crowe, qualsiasi ruolo gli si voglia cucire addosso. Il mio ragazzo non è stato d’accordo con me, ha trovato che questa parte non fosse particolarmente adatta a lui, ma io non sono d’accordo.

Anche se inizia a mostrare gli anni (perdonami, Russell), interpreta un fantastico Pearly Somes, nemesi giurata di Peter Lake. In alcune scene mi ha fatto ridere, non perché la scena fosse comica ma perché lui è un po’ buffo con quella bombetta in testa o con un asciugamano intorno ai fianchi e nient’altro (gli anni passano per tutti).

storia-d-invernoLa menzione d’onore va allo stallone andaluso Listo, interprete del cavallo volante Athansor: superlativo!

Ci saranno anche un altro paio di sorprese per chi andrà a vedere il film, una che non verrà apprezzata se non dagli amanti di Jane Eyre di Franco Zeffirelli ed un’altra che verrà acclamata da tutto il pubblico come il miglior cameo degli ultimi anni.

 

Passando al film in sé e per sé: la storia è indubbiamente molto bella, questo filo conduttore dell’amore che cambia le persone (per quanto visto e rivisto) riesce sempre ad affascinare tutti. Anche l’idea che tutti noi potremmo ipoteticamente rappresentare un miracolo per qualcun altro è molto dolce ed originale. Tuttavia, ritengo che siano stati lasciati troppi buchi narrativi: non ricordo dove, ho letto che il romanzo è di circa 800 pagine, che sicuramente, vista la complessità della trama, se riprese fedelmente non avrebbero potuto mai esser condensate in due ore di film.

Mi è piaciuto ma penso che il libro mi piacerà molto di più.

VOTO: 7+

Come sempre, vi lascio il trailer e, sperando che non sia un’attesa lunga come l’ultima volta… alla prossima!

 

 

 

Movie review: “Giovani ribelli – Kill Your Darlings”

Giovani-ribelli-Kill-Your-Darlings-full-trailer-clip-e-foto-del-film-con-Daniel-Radcliffe-2Eccomi ritornata dopo un luuungo periodo di silenzio (forgive me!) con una nuova recensione di un film che ho visto ieri sera: “Giovani ribelli – Kill Your Darlings” di John Krokidas.

Come sempre, sono finita nella sala per aver visto il trailer in un’altra sala (due settimane fa, “Gravity”: mi ha così sconvolta che non sono neanche riuscita a recensirlo!). Affascinata dal tema, in quanto amante della Beat Generation in ogni sua sfumatura, mi sono detta “questo sarà il prossimo film che vedrò”, subendo le solite critiche di rito (“ma non si può andare a vedere un film che parla di poesia!”, disse colui che mi aveva trascinato a vedere un’inquietante epopea spaziale, ma tralasciamo…).

Curiosa anche di vedere Daniel Radcliffe in un ruolo diverso da quello di Harry Potter, ieri sera armata di popcorn, caramelle e fidanzato recalcitrante mi sono fiondata al cinema.

Il film (nel trailer definito il nuovo “Attimo fuggente”) narra della nascita della Beat Generation e dei suoi primi membri: Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe), Lucien Carr (Dane DeHaan), William Burroughs (Ben Foster) e, dulcis in fundo, Jack Kerouac (Jack Houston). Ambientato prima della fine del secondo conflitto mondiale, tratta appunto di come le vite di questi ragazzi si siano intrecciate attorno alla carismatica figura di Lucien Carr (menzione d’onore a DeHaan, del quale parleremo più avanti).

Partiamo dalle cose che NON mi sono piaciute: l’inizio è veramente lento, la trama non decolla, le scene sono ampollose e prive di stimoli, ed anche la decisione dei protagonisti di rivoluzionare la poesia passa quasi in sordina di fronte ad un’ambientazione rumorosa e confusionaria.

kill-your-darlings-giovani-ribelli-recensione-anteprimaDaniel Radcliffe, a giudicare dal trailer, sarebbe dovuto essere il protagonista, ma non c’è niente da fare: non buca lo schermo, non ci riesce, forse si sta ancora chiedendo che fine abbia fatto la sua bacchetta magica e perché non si trovi più ad Hogwarts. Secondo me, solamente una delle scene da lui girate (ovvero tutte) è degna di nota, verso la fine del film; per il resto, quindi, anch’egli è ampolloso, relativamente noioso, e probabilmente incapace di centrare l’essenza di Allen Ginsberg. Inoltre, la presenza di scene, una in particolare, decisamente forti (il film è vietato ai minori di 14 anni, ma avrebbero tranquillamente potuto mettere un v.m. 18) tendono a sviare l’attenzione di chi guarda.

Abbiamo un meraviglioso Ben Foster nei panni di William S. Burroughs, visionario scrittore e poeta della Beat Generation che si sballa in qualsiasi modo possibile ed immaginabile: dopo quella di DeHaan, probabilmente la migliore interpretazione del film; interpreta il suo personaggio in modo magistrale, e sono rimasta particolarmente soddisfatta anche dal doppiaggio (evento più unico che raro).

Kill-Your-Darlings_GT_SDDall’entrata in scena di Kerouac (è sempre un piacere, Jack) il film inizia un pochino a considerare l’idea di decollare, ma fino all’ultima mezz’ora non ci riesce molto bene. La carismatica figura dello scrittore di Sulla strada risolleva abbastanza le sorti del film, però, e per questo gli sono grata, perché alla fine del primo tempo stavo veramente soffrendo.

kill-your-darlings10Come detto prima, un fantastico Dane DeHaan: lui sì che riesce a bucare lo schermo, con delle espressioni pungenti, una mimica facciale fantastica, delle movenze carismatiche e soprattutto (vale per la nostra versione, ovviamente) un meraviglioso doppiaggio: infatti, è stato doppiato dal mio amico Flavio Aquilone (che spero leggerà questo articolo), del quale ormai riconosco la voce anche senza avere il bisogno di controllare nell’elenco dei doppiatori, probabilmente perché, nelle nuove generazioni, è l’unico doppiatore sul quale non ho mai nulla da dire.

Il film riesce a prendere veramente lo spettatore solo durante le sequenze finali: lascia quindi l’amaro in bocca, perché a quel punto probabilmente si sarebbe voluto vedere di più: cosa ha fatto Allen Ginsberg dopo la Columbia? Cosa ha spinto Kerouac a partire? Quali confini ha oltrepassato Burroughs per poter scrivere le sue opere?

In qualche momento si riesce a cogliere la vera essenza dei Beats, specie appunto per alcune interpretazioni, ma il messaggio trasmesso secondo me non è autentico.

VOTO: 5 1/2

Non mi sento di sconsigliarlo agli amanti del genere ed agli appassionati dello stile di quegli anni; tuttavia, pur essendolo io stessa, non posso fare a meno di dire che per gran parte del film mi sono annoiata non poco.

Vi lascio il trailer, alla prossima!

http://www.youtube.com/watch?v=k1WnTAiWWGM