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M’s review #2: “Educazione siberiana”, doppia recensione libro/film.

educazione-criminale“Educazione siberiana” è un romanzo dello scrittore russo Nicolai Lilin (http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolai_Lilin) pubblicato nel 2009.

Si tratta di un romanzo autobiografico, nel quale lo scrittore narra la propria infanzia ed adolescenza in una comunità di criminali siberiani stanziata in Transnistria, nell’ex Repubblica Socialista Sovietica Moldava.

Partiamo dal presupposto che, da amante della letteratura russa, della cultura russa e di qualsiasi cosa sia in qualche modo correlata alla Russia, era abbastanza ovvio che un libro che va a descrivere le leggi interne di una comunità criminale siberiana mi sarebbe piaciuto; infatti, così è stato.

Mi piace molto il modo di scrittura di Lilin; non l’ho trovato affatto pesante, anzi. In particolare, ci tiene a far capire a fondo come ogni cosa significasse qualcosa per loro, come la loro legge fosse radicata fin dalla nascita. Molto bello e particolare il discorso sui tatuaggi, sulla vera storia che c’è dietro ad un disegno in una particolare posizione.

Nell’immagine sotto, si vedono in primo piano le mani dello scrittore. Dopo aver letto il libro e visto il film, si sa esattamente cosa voglia dire il disegno sulla mano destra.

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Fra me e questo libro, la storia è andata così: sono andata al cinema con un’amica a vedere “Anna Karenina”, e subito prima del film c’è stato il trailer di presentazione di “Educazione siberiana” di Gabriele Salvatores, in uscita la settimana successiva. Affascinata da quei pochi minuti di immagini, appena uscita dal cinema ho comprato il libro, che mi sono sbrigata a leggere per poter andare a vedere il film appena fosse uscito.

Ho quindi avuto una full immersion nella cultura siberiana descritta da Lilin, che mi ha presa e coinvolta da morire. In alcune parti, è un po’ “crudo”, forse. Ma d’altra parte, se si legge un romanzo su una comunità criminale, si  sa cosa potrebbe succedere: non vengono chiamati “criminali” per aver rubato una bambola.

Quindi: libro promosso a pieni voti, un 8 tondo ci sta tutto. Passiamo al film!

Mettiamola così: se non avessi letto il libro e fossi andata semplicemente al cinema, probabilmente sarei uscita dalla sala molto più soddisfatta di come è avvenuto.

Non sto dicendo che non mi sia piaciuto, anzi, ma… non c’entrava assolutamente nulla con il libro da me letto!

Salvatores ha girato un film molto dinamico, con un’alternanza infanzia/giovinezza/età adulta che sicuramente non lo rende un film statico; senza ombra di dubbio, un encomio speciale va a Mr. John Malkovic, interprete sublime di nonno Kuzja, figura cardine nell’infanzia e nella vita del protagonista Kolima (che dovrebbe essere lo stesso Lilin).

1361529403041educazione_siberiana_trailerTuttavia, ritengo che ci sia stato uno stravolgimento esagerato della storia. Ciò su cui è stato incentrato il film, nel libro è un singolo episodio, e per di più non va neanche a finire nello stesso modo.

Il rapporto fra i due protagonisti, Kolima e Gagarin, per quanto romanzato rispetto al romanzo (spero mi passerete il gioco di parole) è stato invece molto bello da vedere; entrambi bravi i due attori scelti, forse un po’ scarso il doppiaggio italiano, ma si sa ormai quale sia la mia opinione in merito.

educazione-siberiana-film-2095_0x410Per concludere: non posso bocciare il film perché non se lo meriterebbe. Tuttavia, trovo che siano stati lasciati troppi punti oscuri, troppi buchi nella sceneggiatura, e che non sia stato scelto affatto l’episodio giusto da raccontare, o perlomeno che non sia stato dato abbastanza spazio ad altri episodi.

Il film merita di essere visto anche solo per gustarsi i dieci minuti del finale e la frase di chiusura: non l’ho ancora rivisto interamente, ma l’ultima scena l’avrò riguardata dieci volte di fila.

Alla prossima!

meemmi*

 

 

Movie review: “Shadowhunters – Città di Ossa”.

Shadowhunters-Città-di-Ossa-Trailer“Shadowhunters – Città di Ossa” (in inglese: The Mortal Instruments – City of Bones) è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo di Cassandra Clare, uscito nelle sale a fine agosto 2013.

Da amante dei libri della saga, non avrei mai potuto né amare incondizionatamente questo film, né detestarlo al 100%. Sono uscita dalla sala con un sapore dolceamaro in bocca, come a dire: sì, bel lavoro, ma il libro era diverso!

Indubbiamente, il film è bello, o almeno, a me è piaciuto, molto. Ho trovato azzeccatissime (quasi) tutte le scelte degli interpreti, ed anche i cambiamenti che sono stati esercitati rispetto al libro… beh, dopo aver visto come hanno fatto morire Voldemort, dobbiamo ancora parlarne?

Passiamo a parlare degli interpreti… torneremo a parlare del film in sé fra poco!

  • Jonathan Rhys-Meyers come Valentine Morgenstern

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Partiamo dalle note dolenti: l’unico personaggio che mi ha deluso. Per quanto Jonathan Rhys-Meyers possa essere affascinante coperto di rune e corredato di treccine, secondo me non ha centrato in pieno la vera essenza di Valentine, così come viene descritta nei libri. A partire dai capelli: Valentine ha i capelli bianchi, Jonathan li ha castani. C’è qualcosa che non torna!

Tralasciando le caratteristiche fisiche, rimango della mia idea: avrebbero potuto scegliere qualcuno di molto più carismatico ed adatto a ricoprire il ruolo. Le sue battute le recita e le recita bene, ma non sprizza malvagità e follia da ogni poro, caratteristiche per me fondamentali in Valentine.

VOTO: 5… solo perché è comunque Jonathan Rhys-Meyers <3

  • Kevin Zegers come Alec Lightwoodshadowhunters-citta-di-ossa-kevin-zegers-in-una-scena-nei-panni-di-alec-lightwood-268827

Lui è perfetto. Sul serio: l’Alec nella mia mente era esattamente come lui. Gestualità, espressioni, tutto. Poi, Kevin è nel mio cuore fin dai tempi di Gossip Girl.

Ha saputo fare suo il personaggio, ed è riuscito a sprigionare la stessa rabbia che si vede in Alec, mista al suo essere saccente.

VOTO: 7. Perché so che sarà fantastico anche nei prossimi film!

  • Robert Sheehan come Simon Lewisshadowhunters-citta-di-ossa-simon-lewis-interpretato-da-robert-sheehan-in-una-scena-268822

Nì. Ha recitato bene la sua parte, ma non somiglia molto al Simon nella mia testa. Le scene con Jace fantastiche, sia lui che Jamie Campbell Bower hanno rappresentato benissimo tutti i confronti Simon/Jace mantenendo intatte le atmosfere.

Vedremo come sarà in grado di evolversi in seguito!

VOTO: 6, con possibilità di crescita!

  • Jemima West come Isabelle Lightwood

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Poche scene, purtroppo. Hanno completamente annientato le scene con Simon, ed hanno lasciato ad Isabelle poco spazio. Divertente la scena Isabelle/Clary in cui c’è la scelta dei vestiti per una serata fuori, ma oltre a questo non c’è molto…

VOTO: 7 sulla fiducia.

  • Godfrey Gao come Magnus Bane

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AMORE. Non mi viene nient’altro. Pochi minuti ma pochi minuti DIVINI! Questo è il mio Magnus, per quanto nel primo libro (e di conseguenza nel primo film) non gli venga dato molto spazio. Ma con un attore così… ne vedremo delle belle!

VOTO: 8 a lui, e 3 agli sceneggiatori che gli hanno dato troppo poco spazio!

  • Aidan Turner come Luke Garroway

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Non mi è piaciuto molto, ma d’altra parte non sono neanche una grande fan del personaggio nei libri, quindi…

Non so, sarà che ormai sono deviata da altri film/telefilm, ma mi aspettavo più un tipo alla Joe Manganiello (http://www.imdb.com/name/nm0542133/) per entrambe le sue “personalità”.

No, lui proprio non mi piace.

VOTO: 5

  • Lena Headey come Jocelyn Frayv8n3wf3

Lena è sempre meravigliosa, sia che interpreti la bionda e tremenda Cersei Lannister sia che si dedichi a ruoli più “soft”. Quel suo modo di sorridere a mezza bocca è meraviglioso!

Credo che in tutto abbia circa quattro minuti di scene, quindi non si può dire molto, ma lei è stupenda, perciò…

VOTO: 9

  • Lily Collins come Clary Fray

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L’ho trovata bravissima. Magari fisicamente non è proprio la Clary che avevo in mente, ma ha recitato bene ed ha saputo fare suo il personaggio. Bellissime tutte le scene in cui disegna, e le scene con Jamie.

Forse sotto alcuni aspetti hanno un po’ “velocizzato” le sue reazioni; ovviamente, è il film e non il libro, quindi non ci si può aspettare che sia descritto tutto in ogni minimo dettaglio, ma avrei voluto vedere più dell’interiorità di Clary rispetto a quanto viene mostrato.

VOTO: 8+

  • Jamie Campbell Bower come Jace Wayland

shadowhunters-citta-di-ossa-jace-wayland-550x366Così come ho voluto parlare prima di Valentine, il personaggio che più mi ha delusa, ho lasciato quello che più ho amato per ultimo.

Premettendo: quando uscì il cast, non ero affatto soddisfatta della scelta di Jamie Campbell Bower per interpretare Jace, proprio no.

Non lo ritenevo adatto, né fisicamente né sotto altri punti di vista.

Poi però, quando il film è iniziato… WOW. Ho adorato il suo Jace, il modo in cui l’ha interpretato, il modo in cui ha gestito i rapporti con tutti gli altri personaggi, secondo me è stato meraviglioso, il punto focale del film.

Sono entrata in sala convinta che il Jace di Jamie sarebbe stato completamente differente dal mio Jace, ed invece sono uscita con una convinzione totalmente opposta.

Ho sentito di parecchie persone a cui lui non è piaciuto, che non l’hanno trovato la scelta migliore, ma non sono d’accordo: ai miei occhi, Jace non potrà più avere un altro volto!

VOTO: 9, destinato sicuramente a salire.

Tornando al film in sé: come già detto, mi è piaciuto. Logicamente, alcune differenze sostanziali con il libro (e no, non sto parlando dei capelli bianchi di Valentine) mi hanno portata a storcere la bocca. Trovo che siano state date TROPPE informazioni in determinati ambiti e TROPPO POCHE in altri, ma tant’è… se saremo fortunati ci aspettano altri cinque film, nei quali potremo vedere come se la caveranno attori, sceneggiatori e regista.

Vi lascio con Clary e Jace.

Buona serata!

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meemmi*

Remember me – ricordare l’11/09 sorridendo


ATTENZIONE: L'articolo contiene spoiler su tutto il film, finale incluso. Se doveste avere in programma di vederlo, vi consiglio di non proseguire nella lettura!
"Remember me" è un film del 2010 diretto da Allan Coulter, con protagonisti Robert Pattinson, Emilie de Ravin e Pierce Brosnan. 

 Il film si apre dipingendo il ritratto di un ragazzo difficile, Tyler (Pattinson) il quale, rimasto scosso dopo il suicido del fratello ed il conseguente divorzio dei genitori, inizia a combinarne di tutti i colori (e ti credo, dopo Edward Cullen bisogna disintossicarsi dalla bontà) per riuscire ad attirare l’attenzione del padre. Pierce Brosnan purtroppo non è Carlisle Cullen, sempre disposto a perdonarle tutte al figlio, e si infuria con lui a causa del suo carattere “leggermente burrascoso”.  

Tyler ad un certo punto ha una brillante idea: incontrare la figlia del poliziotto che l’aveva arrestato (da notare la predilezione di Pattinson per ragazze che interpretano figlie di poliziotti: seriamente, che problemi ha quest’uomo?). Ally (Emilie de Ravin) naturalmente non avrebbe mai potuto essere una spensierata ed allegra ragazza, altrimenti il buon Rob avrebbe rifiutato il copione; quindi, si rivela anche lei circondata da un passato tenebroso: all’età di 11 anni, si ritrovò ad assistere all’omicidio della madre in metropolitana (da cui: terrore della metropolitana, e dispendio abnorme di denaro per i taxi. Tanto paga papà poliziotto…). 

Piccola postilla: Tyler aveva deciso di incontrare la ragazza solo per scommessa, ma ovviamente si innamorano, grandi incontri, grandi promesse, ti amo ti amo, finché (colpo di scena) il padre di lei non scopre la relazione, le dice che lui è pericoloso, i due si confrontano, lei scopre che lui l’aveva voluta incontrare solo per scommessa e da questo punto in poi non ci si capisce più nulla.  Non si sa bene come, i due si riavvicinano, ed è tutto di nuovo rose e fiori. Tyler non riesce proprio a comportarsi bene, anche se stavolta è per una buona causa: alcuni bambini prendono in giro la sua sorellina e lui per tutta risposta se la prende con la scuola. Denunciato, il padre gli organizza un incontro con i suoi avvocati per sistemare il tutto, “ci vediamo in ufficio da me domattina”.  

Inizia il dramma, in un crescendo di ansia palpabile. Prima di tutto, la scritta sullo schermo: 11 settembre 2001. Tyler, nell’ufficio del padre, scopre che quest’ultimo ha delle foto sue, del fratello suicida e della sorellina sul computer, e quindi ha un’epifania: “ma allora mio padre mi vuole bene!”, tutto ringalluzzito scopre anche che non c’è nessun incontro con gli avvocati ma che il padre voleva semplicemente passare del tempo con lui, felicità felicità. Attimo di panico: lui sta tutto contento in finestra ad aspettare l’arrivo del padre che è in macchina. La scena si allarga… si allarga… si allarga… e si vede che l’ufficio del padre si trova in una delle Torri Gemelle.

Ovviamente Tyler fa una brutta fine, insieme ad altre centinaia di persone. La vita di tutti cambia, Ally ricomincia a prendere la metropolitana, il padre di Tyler decide che, con un figlio suicida ed uno finito in un attentato terroristico, almeno con la figlia dovrà fare un lavoro migliore, titoli di coda, addio.  

Domanda: è un bel film?  

NO. 

Può essere un modo simpatico di trascorrere un paio d’ore, in mancanza di meglio. Robert Pattinson recita peggio nelle vesti di Tyler che nelle vesti di Edward Cullen, E CE NE VUOLE (fu candidato con questo film ai Razzie Awards 2010 nella categoria Peggior Attore. No, non è uno scherzo!).  

Sarebbe stato meglio senza il finale tragico, probabilmente: sarebbe potuta diventare la classica storia di due ragazzi disastrati che incontrandosi finiscono per farsi forza a vicenda, se non la si fosse voluta trasformare in una storia all’ombra delle Twin Towers. Seriamente, Allan Coulter: non se ne sentiva il bisogno.

 Voler trasformare per forza OGNI COSA in un dramma sta diventando una pratica sempre più diffusa, in cinema e letteratura. 
 La scusa?
"Le persone vogliono vedere le sofferenze degli altri per dimenticare le proprie." 
Quindi, si costruisce attorno ad ogni cosa, anche alla più  allegra, un muro di inquietudine e di sofferenza esasperante. 
 'Sti due poveracci del film... avrebbero potuto essere felici. Avevano appena fatto pace, i problemi in famiglia si sarebbero più o meno risolti... Alla fine della fiera, l'unico genuinamente felice di come sia andata è stato il padre di Ally, che ha smesso di spendere milioni per i taxi della figlia. 
 L'attentato alle Twin Towers, insieme agli altri attentati dell'11 settembre, è stato uno degli eventi più tragici che si siano verificati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. 
Vederlo sbattuto così, in un film di second'ordine (a non voler essere troppo cattivi), senza nessun motivo logico, senza nulla che lo facesse sospettare, è non solo di pessimo gusto, ma addirittura offensivo e crudele per chiunque abbia perso qualcuno in quell'attentato. 
 Detto questo, passo e chiudo.

M’s review #1: “The Infernal Devices”, trilogia di Cassandra Clare.

The Infernal Devices (in Italia: Shadowhunters – Le origini) è una trilogia di stampo urban-fantasy scritta dall’ormai arcinota Cassandra Clare, autrice anche della fortunatissima saga The Mortal Instruments, meglio nota come Shadowhunters.

La trilogia nasce come “spin-off” della saga principale, ma si è evoluta raggruppando un proprio fandom (ed alla sottoscritta è ,piaciuta anche di più della saga TMI, per quel che vale).

Si divide in tre (ma va?!) libri:

1. Clockwork angel (L’angelo)

2. Clockwork prince (Il principe)

3. Clockwork princess (La principessa)

È facile incontrare, nel corso della lettura, nomi e personaggi già visti e già sentiti nella serie The Mortal Instruments: Lightwood, Herondale, l’onnipresente Magnus Bane tanto per citarne alcuni.

L’ambientazione presentata è estremamente classica (Londra vittoriana: appunto, le origini), e completamente diversa dalla frenetica New York descritta nell’altra saga.

Anche i personaggi seguono un codice d’onore completamente diverso, hanno regole molto più precise per comportamento, vestiti e quant’altro.

I “nuovi” cacciatori introdotti dalla Clare sono descritti e caratterizzati in ogni sfumatura del loro carattere: abbiamo Will Herondale, sfacciato, irriverente, tormentato da un passato oscuro; Jem Carstairs, suo parabatai (il termine parabatai sta ad indicare l’unione in battaglia e non solo fra due Cacciatori, legati da un patto e da una runa, molto profondamente: il legame non può essere spezzato tranne che in caso di morte, o se uno dei due dovesse diventare un Nascosto o un Mondano), dolce e sensibile, anche lui con un oscuro segreto; il terzo elemento del triangolo (sì, c’è sempre un triangolo in queste storie) è lei: Tessa Gray, ragazza dalle origini inizialmente poco chiare ma con un grande potere, del quale acquisirà consapevolezza nel corso della storia.

Cassandra Clare è stata (ancora una volta) in grado di creare un universo perfettamente tratteggiato che aiuta a colmare le “lacune” della saga TMI. Il rapportarsi dei personaggi fra di loro è, anche in questo caso, emozionante e profondo, forse più di quanto lo fosse nella saga “principale”.

Il primo libro è il libro in cui la storia ed i personaggi vengono introdotti: l’azione c’è, e non poca; non si può dire lo stesso del secondo, in cui molto è dedicato all’approfondimento dei personaggi e di alcuni punti oscuri: risulta infatti abbastanza lento fino ad oltre metà, per poi riprendersi sul finale.

Il terzo… Beh, il terzo è superlativo. Dall’inizio fino ad un finale che lascia in bocca un sapore dolceamaro e che porta a piangere per ore fino a ritrovarsi in un mucchietto singhiozzante sul pavimento della camera, a ripetere: “Perché è finito? Perché? Perché?”.

Se ancora non vi siete dedicati alla scoperta del mondo degli Shadowhunters, sia londinesi che newyorkesi, è giunto il momento di farlo!

 

Alla prossima!

 

meemmi*