Movie review: “Giovani ribelli – Kill Your Darlings”

Giovani-ribelli-Kill-Your-Darlings-full-trailer-clip-e-foto-del-film-con-Daniel-Radcliffe-2Eccomi ritornata dopo un luuungo periodo di silenzio (forgive me!) con una nuova recensione di un film che ho visto ieri sera: “Giovani ribelli – Kill Your Darlings” di John Krokidas.

Come sempre, sono finita nella sala per aver visto il trailer in un’altra sala (due settimane fa, “Gravity”: mi ha così sconvolta che non sono neanche riuscita a recensirlo!). Affascinata dal tema, in quanto amante della Beat Generation in ogni sua sfumatura, mi sono detta “questo sarà il prossimo film che vedrò”, subendo le solite critiche di rito (“ma non si può andare a vedere un film che parla di poesia!”, disse colui che mi aveva trascinato a vedere un’inquietante epopea spaziale, ma tralasciamo…).

Curiosa anche di vedere Daniel Radcliffe in un ruolo diverso da quello di Harry Potter, ieri sera armata di popcorn, caramelle e fidanzato recalcitrante mi sono fiondata al cinema.

Il film (nel trailer definito il nuovo “Attimo fuggente”) narra della nascita della Beat Generation e dei suoi primi membri: Allen Ginsberg (Daniel Radcliffe), Lucien Carr (Dane DeHaan), William Burroughs (Ben Foster) e, dulcis in fundo, Jack Kerouac (Jack Houston). Ambientato prima della fine del secondo conflitto mondiale, tratta appunto di come le vite di questi ragazzi si siano intrecciate attorno alla carismatica figura di Lucien Carr (menzione d’onore a DeHaan, del quale parleremo più avanti).

Partiamo dalle cose che NON mi sono piaciute: l’inizio è veramente lento, la trama non decolla, le scene sono ampollose e prive di stimoli, ed anche la decisione dei protagonisti di rivoluzionare la poesia passa quasi in sordina di fronte ad un’ambientazione rumorosa e confusionaria.

kill-your-darlings-giovani-ribelli-recensione-anteprimaDaniel Radcliffe, a giudicare dal trailer, sarebbe dovuto essere il protagonista, ma non c’è niente da fare: non buca lo schermo, non ci riesce, forse si sta ancora chiedendo che fine abbia fatto la sua bacchetta magica e perché non si trovi più ad Hogwarts. Secondo me, solamente una delle scene da lui girate (ovvero tutte) è degna di nota, verso la fine del film; per il resto, quindi, anch’egli è ampolloso, relativamente noioso, e probabilmente incapace di centrare l’essenza di Allen Ginsberg. Inoltre, la presenza di scene, una in particolare, decisamente forti (il film è vietato ai minori di 14 anni, ma avrebbero tranquillamente potuto mettere un v.m. 18) tendono a sviare l’attenzione di chi guarda.

Abbiamo un meraviglioso Ben Foster nei panni di William S. Burroughs, visionario scrittore e poeta della Beat Generation che si sballa in qualsiasi modo possibile ed immaginabile: dopo quella di DeHaan, probabilmente la migliore interpretazione del film; interpreta il suo personaggio in modo magistrale, e sono rimasta particolarmente soddisfatta anche dal doppiaggio (evento più unico che raro).

Kill-Your-Darlings_GT_SDDall’entrata in scena di Kerouac (è sempre un piacere, Jack) il film inizia un pochino a considerare l’idea di decollare, ma fino all’ultima mezz’ora non ci riesce molto bene. La carismatica figura dello scrittore di Sulla strada risolleva abbastanza le sorti del film, però, e per questo gli sono grata, perché alla fine del primo tempo stavo veramente soffrendo.

kill-your-darlings10Come detto prima, un fantastico Dane DeHaan: lui sì che riesce a bucare lo schermo, con delle espressioni pungenti, una mimica facciale fantastica, delle movenze carismatiche e soprattutto (vale per la nostra versione, ovviamente) un meraviglioso doppiaggio: infatti, è stato doppiato dal mio amico Flavio Aquilone (che spero leggerà questo articolo), del quale ormai riconosco la voce anche senza avere il bisogno di controllare nell’elenco dei doppiatori, probabilmente perché, nelle nuove generazioni, è l’unico doppiatore sul quale non ho mai nulla da dire.

Il film riesce a prendere veramente lo spettatore solo durante le sequenze finali: lascia quindi l’amaro in bocca, perché a quel punto probabilmente si sarebbe voluto vedere di più: cosa ha fatto Allen Ginsberg dopo la Columbia? Cosa ha spinto Kerouac a partire? Quali confini ha oltrepassato Burroughs per poter scrivere le sue opere?

In qualche momento si riesce a cogliere la vera essenza dei Beats, specie appunto per alcune interpretazioni, ma il messaggio trasmesso secondo me non è autentico.

VOTO: 5 1/2

Non mi sento di sconsigliarlo agli amanti del genere ed agli appassionati dello stile di quegli anni; tuttavia, pur essendolo io stessa, non posso fare a meno di dire che per gran parte del film mi sono annoiata non poco.

Vi lascio il trailer, alla prossima!

http://www.youtube.com/watch?v=k1WnTAiWWGM