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Monografie #1: Carlos Ruiz Zafón, “L’ombra del vento”

Buonasera a tutti!

Inauguro una nuova serie (che, come le precedenti, non avrò il tempo o la forza di portare avanti con costanza… ma meglio tardi che mai!) che prevede il recensire l’intera opera di un autore, in questo caso il mio amato Carlos Ruiz Zafón, del quale ho letto tutto ciò che ha pubblicato.

Parto quindi con il primo libro che ho letto, nonché il primo ad essere stato pubblicato in Italia: “L’ombra del vento”, nell’originale spagnolo “La sombra del viento”.

cover

Di seguito trama ed incipit:

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un’ombra.
«Ma certo» rispose a capo chino. «Per lei non abbiamo segreti.»

Ho letto questo libro nel 2007, quindi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia (seriamente sono già passati sette anni?!). Ricordo ancora benissimo il piacere con cui mi dedicai a questa lettura… è indubbiamente un libro bellissimo, pieno di spunti, per quanto io abbia conosciuto persone che, detestando per punto preso l’autore, l’hanno trovato orribile (leggetelo, sul serio. Poi ne stamo a riparlà.)

La Barcellona di Zafón è, per l’appunto, una Barcellona che possiede una duplice chiave di lettura, quella luminosa e quella più oscura; si tratta di una città che il lettore scopre insieme al protagonista, descritta fin nei minimi dettagli.

Il protagonista, Daniel Sempere, è “vittima” di una vera e propria crescita psicologica nel corso del romanzo; dopo essere stato portato dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati (luogo ricorrente nei libri di Zafón, così come ricorrono alcuni personaggi), sceglie fra i libri qui custoditi quello che dovrà essere il suo libro, del quale si dovrà prendere cura. Il libro in questione è proprio “L’ombra del vento”, opera di Julián Carax. La figura di Carax finirà per invadere prepotentemente la vita di Daniel, cambiando la sua concezione del mondo.

Divertente, irriverente ed affascinante è il personaggio di Fermín Romero de Torres, mendicante che svolgerà anch’egli un ruolo molto importante nella vita di Daniel. Alcune sue perle di saggezza:

Il fatto è che gli uomini, tornando a Freud e mi si passi la metafora, si scaldano come lampadine: bollenti in un attimo, fredde un istante dopo. Le donne, invece, ed è una verità scientifica, si scaldano come un ferro da stiro, mi capisce? Poco a poco, a fuoco lento, come una buona “escudella”, la zuppa di carne con cavolo e ceci. Ma una volta che si sono scaldate, non le ferma più nessuno. Come gli altiforni della Biscaglia.

“Alla mia età, Daniel, se non hai le idee chiare sei fottuto. Ci sono due o tre ragioni per cui vale la pena di vivere, tutto il resto è letame. In passato ho fatto molte sciocchezze, ma ora il mio unico desiderio è rendere felice Bernarda e morire tra le sue braccia, quando sarà il momento. Voglio essere di nuovo un uomo rispettabile. Non per me, io me ne infischio del rispetto di quel branco di scimmie che sono gli esseri umani, ma per lei. Perché Bernarda crede negli sceneggiati, nei preti, nella rispettabilità e nella Madonna di Lourdes. È fatta così e io le voglio bene per come è, e non toglierei un solo pelo di quelli che ha sul mento. Per questo desidero che sia fiera di me. Voglio che pensi: Il mio Fermín è un grand’uomo, come Cary Grant, Hemingway o Manolete.”

Assolutamente meravigliosa è la figura di Carax, sul quale però non dirò nulla per evitare di rovinare la storia a chi fosse intenzionato a leggere il libro.

Vi lascio alcune delle mie citazioni preferite dal romanzo, poi tornerò con la conclusione 🙂

Solo allora – le dissi – avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell’anima di uno sconosciuto.

Mi abbandonai a quell’incantesimo fino a quando la brezza dell’alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull’ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.

Esistono carceri peggiori delle parole.

 

Questo è uno dei miei libri preferiti. Non il primo in assoluto, che è “Il gioco dell’angelo” dello stesso autore, ma comunque nella top ten ci rientra sicuramente.

Ne consiglio la lettura a tutti… davvero non ve ne pentirete!

VOTO: 10