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Book review #7: “On the Island” / “L’isola dell’amore proibito”, by Tracey Garvis Graves.

Questa sarà la mia prima recensione tradotta anche in inglese!

This will be my first review translated into English!

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Good morning everyone! I’m back. The book I’m going to review today is On the Island (in italian The Island of forbidden love), written by Tracey Garvis Graves. This book is the classic fairytale that would have made me crazy when I was about fourteen years old (I’m not saying that now it wouldn’t…). Let’s read the plot:

When thirty-year-old English teacher Anna Emerson is offered a job tutoring T.J. Callahan at his family’s summer rental in the Maldives, she accepts without hesitation; a working vacation on a tropical island trumps the library any day.

T.J. Callahan has no desire to leave town, not that anyone asked him. He’s almost seventeen and if having cancer wasn’t bad enough, now he has to spend his first summer in remission with his family – and a stack of overdue assignments — instead of his friends.

Anna and T.J. are en route to join T.J.’s family in the Maldives when the pilot of their seaplane suffers a fatal heart attack and crash-lands in the Indian Ocean. Adrift in shark-infested waters, their life jackets keep them afloat until they make it to the shore of an uninhabited island. Now Anna and T.J. just want to survive and they must work together to obtain water, food, fire, and shelter.

Their basic needs might be met but as the days turn to weeks, and then months, the castaways encounter plenty of other obstacles, including violent tropical storms, the many dangers lurking in the sea, and the possibility that T.J.’s cancer could return. As T.J. celebrates yet another birthday on the island, Anna begins to wonder if the biggest challenge of all might be living with a boy who is gradually becoming a man.

As I always do when I really like a book, I read this one in about one day, and when I finished it… I’ve read it again. It’s impossibile to ignore the sensation of peace and serenity that Anna and TJ’s story convey to the reader; the story is written in a way that catches the reader, from the first to the last page.

Anna is a very well built character, with a strong personality that the reader can see from the beginning; but the first award undoubtedly goes to TJ, that through the story goes from being a boy to being a man, with a beautiful psychological growth.

It must be hard, very hard, to write a story that for half the time has only two characters, but the author has succeeded in this test: everyone can perceive suffering, desire, disappointment, love, and every other sensation felt on the island by the two protagonists.

The narration is very fast, jerky, with long jumps, and avoid to the reader to be bored reading the description of a life that probably, if described day-by-day, could have been monotonous.

I really loved this story. It is probably one of the most beautiful love stories I’ve read in the last period.

At last, I want to thank Tracey Garvis Graves for being a really nice person with her fans, and thank her again for the kindly answers she gave to me.

VOTE: 10

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Buongiorno a tutti! Eccomi tornata. Il libro di cui andremo a parlare oggi è “L’isola dell’amore proibito” di Tracey Garvis Graves. Questo libro è la tipica favola che mi avrebbe fatta impazzire attorno ai quattordici anni (non che adesso  non l’abbia fatto…). Vi lascio la trama:

L’acqua cristallina lambisce dolcemente i suoi piedi nudi. Anna apre gli occhi all’improvviso e davanti le si apre la distesa sconfinata di un mare dalle mille sfumature, dal turchese allo smeraldo più intenso. Intorno, una spiaggia di un bianco accecante, ombreggiata da palme frondose. Le dita della ragazza stringono ancora spasmodicamente la mano di TJ, disteso accanto a lei, esausto dopo averla trascinata fino alla riva. Anna non ricorda niente di quello che è successo, solo il viaggio in aereo, il fondale blu che si avvicina troppo velocemente e gli occhi impauriti di TJ, il ragazzo di sedici anni a cui dovrebbe dare ripetizioni per tutta l’estate. Un lavoro inaspettato, ma chi rifiuterebbe una vacanza retribuita alle Maldive? E poi Anna, insegnante trentenne, è partita per un disperato bisogno di fuga da una relazione che non sembra andare da nessuna parte. Ma adesso la loro vita passata non è più importante. Anna e TJ sono naufraghi e l’isola è deserta. La priorità è quella di sopravvivere fino ai soccorsi. I giorni diventano settimane, poi mesi e infine anni. L’isola sembra un paradiso, eppure è anche piena di pericoli. I due devono imparare a lottare insieme per la vita. Ma per Anna la sfida più grande è quella di vivere accanto a un ragazzo che sta diventando un uomo. Perché quella che all’inizio era solo un’amicizia innocente, attimo dopo attimo si trasforma in un’attrazione potente che li lega sempre più indissolubilmente.

Come sempre quando un libro mi piace parecchio, l’ho letto in una giornata, ed appena finito l’ho riletto. È impossibile riuscire ad ignorare il senso di pace e di serenità che trasmette la storia di Anna e TJ, che è scritta in modo da catturare il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Anna è un personaggio molto ben costruito, con una forte personalità che viene fatta notare da subito nel racconto; ma il primo premio va indubbiamente a TJ, che subisce una forte crescita psicologica, vissuta dal lettore come se fosse propria.

Deve essere difficile, molto difficile, scrivere una storia che per metà del tempo impiega solamente due personaggi, ma l’autrice ci è riuscita in maniera magistrale: si percepisce la sofferenza, il desiderio, la delusione, l’amore, ogni emozione provata sull’isola dai due protagonisti.

La narrazione è molto veloce, a scatti, con salti temporali anche lunghi, e consente al lettore di non annoiarsi nel leggere la descrizione di una vita che probabilmente se descritta giorno per giorno potrebbe risultare monotona.

Ho amato molto questa favola. È probabilmente una delle storie d’amore più belle che ho letto nell’ultimo periodo. Ringrazio l’autrice per gentili risposte che mi ha dato.

VOTO: 10

 

Monografie #1: Carlos Ruiz Zafón, “L’ombra del vento”

Buonasera a tutti!

Inauguro una nuova serie (che, come le precedenti, non avrò il tempo o la forza di portare avanti con costanza… ma meglio tardi che mai!) che prevede il recensire l’intera opera di un autore, in questo caso il mio amato Carlos Ruiz Zafón, del quale ho letto tutto ciò che ha pubblicato.

Parto quindi con il primo libro che ho letto, nonché il primo ad essere stato pubblicato in Italia: “L’ombra del vento”, nell’originale spagnolo “La sombra del viento”.

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Di seguito trama ed incipit:

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un’ombra.
«Ma certo» rispose a capo chino. «Per lei non abbiamo segreti.»

Ho letto questo libro nel 2007, quindi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia (seriamente sono già passati sette anni?!). Ricordo ancora benissimo il piacere con cui mi dedicai a questa lettura… è indubbiamente un libro bellissimo, pieno di spunti, per quanto io abbia conosciuto persone che, detestando per punto preso l’autore, l’hanno trovato orribile (leggetelo, sul serio. Poi ne stamo a riparlà.)

La Barcellona di Zafón è, per l’appunto, una Barcellona che possiede una duplice chiave di lettura, quella luminosa e quella più oscura; si tratta di una città che il lettore scopre insieme al protagonista, descritta fin nei minimi dettagli.

Il protagonista, Daniel Sempere, è “vittima” di una vera e propria crescita psicologica nel corso del romanzo; dopo essere stato portato dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati (luogo ricorrente nei libri di Zafón, così come ricorrono alcuni personaggi), sceglie fra i libri qui custoditi quello che dovrà essere il suo libro, del quale si dovrà prendere cura. Il libro in questione è proprio “L’ombra del vento”, opera di Julián Carax. La figura di Carax finirà per invadere prepotentemente la vita di Daniel, cambiando la sua concezione del mondo.

Divertente, irriverente ed affascinante è il personaggio di Fermín Romero de Torres, mendicante che svolgerà anch’egli un ruolo molto importante nella vita di Daniel. Alcune sue perle di saggezza:

Il fatto è che gli uomini, tornando a Freud e mi si passi la metafora, si scaldano come lampadine: bollenti in un attimo, fredde un istante dopo. Le donne, invece, ed è una verità scientifica, si scaldano come un ferro da stiro, mi capisce? Poco a poco, a fuoco lento, come una buona “escudella”, la zuppa di carne con cavolo e ceci. Ma una volta che si sono scaldate, non le ferma più nessuno. Come gli altiforni della Biscaglia.

“Alla mia età, Daniel, se non hai le idee chiare sei fottuto. Ci sono due o tre ragioni per cui vale la pena di vivere, tutto il resto è letame. In passato ho fatto molte sciocchezze, ma ora il mio unico desiderio è rendere felice Bernarda e morire tra le sue braccia, quando sarà il momento. Voglio essere di nuovo un uomo rispettabile. Non per me, io me ne infischio del rispetto di quel branco di scimmie che sono gli esseri umani, ma per lei. Perché Bernarda crede negli sceneggiati, nei preti, nella rispettabilità e nella Madonna di Lourdes. È fatta così e io le voglio bene per come è, e non toglierei un solo pelo di quelli che ha sul mento. Per questo desidero che sia fiera di me. Voglio che pensi: Il mio Fermín è un grand’uomo, come Cary Grant, Hemingway o Manolete.”

Assolutamente meravigliosa è la figura di Carax, sul quale però non dirò nulla per evitare di rovinare la storia a chi fosse intenzionato a leggere il libro.

Vi lascio alcune delle mie citazioni preferite dal romanzo, poi tornerò con la conclusione 🙂

Solo allora – le dissi – avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell’anima di uno sconosciuto.

Mi abbandonai a quell’incantesimo fino a quando la brezza dell’alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull’ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.

Esistono carceri peggiori delle parole.

 

Questo è uno dei miei libri preferiti. Non il primo in assoluto, che è “Il gioco dell’angelo” dello stesso autore, ma comunque nella top ten ci rientra sicuramente.

Ne consiglio la lettura a tutti… davvero non ve ne pentirete!

VOTO: 10

 

Movie review: “Divergent”

50077Divergent è un film del 2014 tratto dall’omonimo romanzo di Veronica Roth. Il film appartiene a quel genere distopico che ultimamente piace tanto al grande pubblico (e sul quale io mi sto facendo una cultura sempre più vasta, leggendo tutto ciò che si trova in commercio).

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Dopo una guerra, la vita a Chicago è cambiata. La popolazione è stata divisa in cinque fazioni: gli Abneganti, gli Eruditi, gli Intrepidi, i Pacifici ed i Candidi. Ogni fazione spicca per una caratteristica in particolare, ed apparentemente sembra che tutto sia perfetto. Il motto del Governo è “La fazione prima del sangue”.  Arriva un giorno, ogni anno, in cui i giovani si devono sottoporre ad un test attitudinale per poi decidere in quale fazione dovranno trascorrere il resto della loro vita.

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Qui entra in gioco la protagonista: Beatrice Prior, abnegante che sta stretta nel suo ruolo. Il sogno di Beatrice sono gli Intrepidi. Il giorno del suo test attitudinale, però, non va come si era aspettata: il risultato è “Inconcludente”, e questo la classifica non come un’abnegante o un’intrepida, ma come una “Divergente”, una categoria non manipolabile dal sistema che è quindi in costante pericolo.

Il giorno della scelta, Beatrice sceglie gli Intrepidi, deludendo la sua famiglia (o così pare), e, dopo aver abbracciato il nuovo nome “Tris”, è pronta ad iniziare una nuova vita.

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Al quartier generale degli Intrepidi incontrerà un istruttore, Quattro, che all’inzio sarà duro con lei ma con il quale stabilirà un legame sempre più forte.

Non dirò altro sulla trama per evitare sgraditi spoiler 🙂

Parliamo del film in sé.

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Tris è interpretata da una bravissima Shailene Woodley, nota per aver interpretato la protagonista in La vita segreta di una teenager americana. Mi è piaciuta molto la scelta dei produttori, l’ho trovata molto brava ed adatta al ruolo. Riesce a rendere molto bene l’evoluzione del personaggio dopo il cambio di fazione.

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Quattro è interpretato da Theo James, il “Golden boy” della tv americana. Mi è piaciuto anche lui, anche se forse avrei scelto qualcun altro per il ruolo, qualcuno che si adattasse un po’ di più al Quattro del romanzo. Piccola curiosità su Theo: ha rifiutato la controfigura ed ha girato lui stesso tutte le scene di combattimento.

Il film mi è piaciuto, l’ho trovato molto fedele al libro, e di una lunghezza accettabile (dura due ore e venti, proprio perché non hanno tagliato quasi nulla dallo screenplay originale). Per me è sì! Ora aspetto con impazienza Insurgent al cinema, anche se da quando ho terminato Allegiant mi è rimasto l’amaro in bocca… ma questa è storia per un altro giorno.

VOTO: 9

Eccovi il trailer:

Alla prossima!

Book review #5: “Ti aspettavo”, J. Lynn

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Buonasera a tutti!

Eccomi tornata dopo tanto tempo a recensire un libro. Specifico che non è che io non abbia letto nulla in questi mesi, anzi, il problema è proprio il fatto che ho letto decisamente TROPPO per riuscire a recensire qualcosa o anche solo a stabilire un ordine mentale.

Quindi, bando alle ciance!

Il libro di cui vado a parlare è “Ti aspettavo” di J. Lynn, a.k.a. Jennifer L. Armentrout, autrice della fortunata serie “LUX” della quale vi racconterò presto qualcosa.  Ecco la trama:

L’università è la sua via di fuga. Per troppi anni, dopo quella maledetta festa di Halloween, l’esistenza di Avery Morgansten è stata un incubo, e adesso lei può finalmente ricominciare da capo. Tutto ciò che deve fare è arrivare puntuale alle lezioni, mantenere un profilo basso e – magari – riuscire a stringere qualche nuova amicizia. Quello che deve assolutamente evitare, invece, è attirare l’attenzione dell’unico ragazzo che potrebbe mandare in frantumi il suo futuro… 
Cameron Hamilton è il sogno proibito delle studentesse del campus: fisico atletico e ammalianti occhi azzurri, è il classico ribelle dal quale una brava ragazza come Avery dovrebbe tenersi alla larga. Eppure Cam pare proprio spuntare ovunque, col suo atteggiamento disincantato, le simpatiche punzecchiature e quel sorriso irresistibile. E Avery non può ignorare il fatto che, ogni volta che sono insieme, il resto del mondo scompare e lei sente risvegliarsi quella parte di sé che pensava di aver perduto per sempre. 
Però, quando inizia a ricevere delle e-mail minacciose e delle strane telefonate notturne, Avery si rende conto che il passato non vuole lasciarla andare. Prima o poi la verità verrà galla e, per superare anche quella prova, lei avrà bisogno d’aiuto. Ma la relazione con Cam sarà la colonna che la sorreggerà o lo «sbaglio» che la trascinerà a fondo?

Premesso che l’ho iniziato ieri sera alle 19 circa a casa del mio fidanzato, poi siamo usciti per cena, sono tornata a casa alle 23 ed alle 2 e mezza di notte l’ho finito, mi sento di dire che mi è piaciuto. In realtà, è un po’ uno di quei libri che, alla tenera età di quasi 24 anni, non dovrei neanche più leggere, in quanto dovrei essere intenta in letture epocali come “Alla ricerca del tempo perduto” o “Arcipelago Gulag”, tanto per citarne due che sono diametralmente opposte.

Ma a me queste letture leggere continuano a piacere, impiegano poche ore del mio tempo e mi fanno evadere per un po’. Questo non significa che io non legga anche libri più “seri”, ma al momento preferisco quelli “tranquilli”. Detto questo, parliamo del libro.

La storia è molto semplice e fin troppe volte sentita: ragazza bellissima con qualche problema ed un oscuro passato, ragazzo bellissimo, scontro in un corridoio e via dicendo. Per una volta, totale assenza di elementi soprannaturali, che ormai vengono infilati un po’ ovunque (e che la sottoscritta apprezza parecchio, ndr). Lo stile non è male; a me l’autrice piace molto fin dagli esordi della serie Lux, e probabilmente l’avrei riconosciuta anche se non avessi saputo prima che dietro lo pseudonimo si celasse lei.

Personaggi:

  • Avery: è un personaggio femminile abbastanza interessante e con un certo spessore (il romanzo si rivolge ad una fascia secondo me compresa fra i 16 ed i 20 anni, dalla quale purtroppo sono ormai fuori da molte lune, e non è male avere una protagonista femminile di spessore). Come accennato prima, è una ragazza con un segreto. Molto bello è il fatto che (finalmente) si riesca a portare avanti un segreto in un libro facendolo rimanere tale fin quasi alla fine, quando quella maledetta festa di Halloween e ciò che vi è successo saranno ormai la vostra ossessione. Viene molto evidenziato il conflitto interiore di Avery nel dare confidenza a Cam (questo, purtroppo, tema non molto originale), ma nessuno, fin dalla prima pagina, dubita che si innamoreranno follemente, quindi mi rifiuto di etichettarlo come spoiler.
  • Cameron: bellissimo, con grandi occhi color zaffiro, addominali perfetti, l’uomo perfetto. Lo stereotipo vivente del romanzo americano, ma meglio di tanti altri in una generazione di uomini perfetti di cui Edward Cullen in tutto il suo vampiresco splendore è stato il capostipite. Si riesce a “mappare” abbastanza bene il personaggio, sebbene il romanzo sia narrato dal punto di vista di Avery, e non è facile riuscire a consentire al lettore di inquadrare gli altri personaggi se si utilizza un narratore interno alla storia.

Cosa non mi è piaciuto: sinceramente? Le scene di sesso. Sul serio, non sono una puritana, ma ormai il sesso descritto esplicitamente è peggio di vampiri e lupi mannari, si trova ovunque (grazie mille, E.L. James. Spero che tu, Anastasia Steele e Christian Grey siate felici, adesso), ed a volte può risultare un po’ antipatico, specie in un libro dove non si fa altro che evidenziare buoni sentimenti e rapporti che vanno oltre le pulsioni fisiche. Non fraintendetemi: le scene di sesso non sono descritte male, ma sono lievemente esasperate nei toni, e nella lunghezza. Si sarebbe potuto dire lo stesso utilizzando circa 200 parole in meno, senza cambiare il senso dell’atto in sé.

Cosa mi è piaciuto: sono e rimarrò una romanticona, probabilmente per sempre. A sette anni leggevo Danielle Steel, quindi so di cosa parlo. Quindi un romanzo “rosa” continuerà sempre ad attirarmi come un ape al miele. Il libro è ben scritto, si legge facilmente, i personaggi riescono a suscitare empatia: per me è sì, aspettando gli altri libri della serie.

VOTO: 8 1/2

Buona serata a tutti!

The Vampire Diaries 05×01: I Know What You Did Last Summer

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Inizio di stagione clamoroso e pieno di avvenimenti anche per The Vampire Diaries, arrivato alla quinta stagione senza mai vedere vacillare la sua popolarità.

Avevamo lasciato Mystic Falls a maggio in una situazione abbastanza tragica: Bonnie morta, Silas in libertà, Stefan chiuso in una  cassa ed abbandonato in acqua, Katherine umana. Gli unici ai quali è andata bene sono Damon ed Elena, che infatti continuano ad amoreggiare incessantemente per tutta la prima parte della puntata.

Ma andiamo per gradi.

tumblr_msk9l8tAVZ1sft1z6o1_500-Damon & Elena: sono una Delena convinta dalla primissima puntata, quindi per adesso mi schiero con la filosofia del “finché dura, me la godo”, assolutamente consapevole del fatto che i due sicuramente non vivranno felici e contenti per tutta la loro infinita vita. Ma sono così carini *_* , quindi per il momento mi basta stamparmi in faccia un’espressione beota ogni volta che li inquadrano e sto bene così. Trovo che Elena sia al suo meglio quando è con Damon, e viceversa. Sì, Damon mente ad Elena per metà puntata, d’accordo, ma finché lo fa con quel sorriso gli si riesce a perdonare tutto.

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-Jeremy & Bonnie: se non fosse per tutta quella brutta storia (Bonnie morta ecc.) sarebbero adorabili anche loro. Però Jeremy tutto sommato rimane sempre un po’ cretino, qualsiasi cosa faccia. Questa storia di lui “complice” di Bonnie nel mentire alle amiche (fra le quali c’è sua sorella, non scordiamocelo) non la vedo molto dal super-cacciatore-di-vampiri-morto-e-resuscitato. Bonnie imperdonabile. Sono carini come coppia, ma se presi singolarmente bisogna riconoscere che non si sa chi dei due si stia comportando peggio.

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-Caroline & Elena (+ Bonnie) in “Vampire al college”: ok, secondo me qui hanno messo troppa carne al fuoco, trattandosi solamente della prima puntata. Si sarebbero potuti accontentare di mostrare l’arrivo a scuola delle due, la sistemazione, la compagna di stanza inaspettata, senza dover per forza eliminare dai giochi quest’ultima ad inizio puntata, facendo venir fuori anche un coinvolgimento con il padre (?) di Elena. Questa storyline parte già in maniera confusa, visto che le due vampire svampite sanno che c’è un altro vampiro al college con loro ma non hanno idea di chi sia (poi, con quanto sono sveglie ‘ste due…), il padre di Elena (?? rimetto i punti interrogativi perché non sono mai abbastanza!) salta fuori dal cellulare di una sconosciuta, la suddetta sconosciuta beveva acqua alla verbena e chi più ne ha più ne metta. Tutto questo con il benevolo fantasma di Bonnie che le guarda e sorride ma al momento in cui servirebbe se ne va ad intrecciare relazioni fantasma (l’avete capita??) con Jeremy. Proprio no, non ci siamo.

maxresdefault-Katherine & Silas: su una cosa sono d’accordo con Silas, l’umanità su Katherine sta benissimo, e chapeau alla Dobrev per la capacità di sembrare completamente un’altra persona appena indossa i panni della stronza vampira ormai umana. Ne vedremo delle belle!

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-Silas: seriamente? Non ci sto capendo nulla. Sono d’accordissimo con Damon nell’immagine qui sopra! Ok, Silas è cattivissimo e sanguinario e vuole Katherine. Fin qui ci siamo. Ma perché vuole Katherine? Perché tutti quanti vogliono sempre Katherine? E poi uccidere il padre di Bonnie ed ipnotizzare l’intera città non è stato carino, affatto. Qualcuno dovrebbe metterlo in riga.

Su MattRebekah e gli infiniti macelli che avranno sicuramente creato con il loro viaggio lussurioso non voglio spendere neanche una parola finché non avrò le idee più chiare, idem per i monologhi di Stefan con sé stesso.

In conclusione posso dire solo una cosa: Elijah, Klaus, tornate, vi prego!

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M’s review #4: “The Awakening Series”, di Josephine Angelini.

La “Trilogia del risveglio” (The Awakening Series) è stata scritta da Josephine Angelini a partire dal 2011 e pubblicata in Italia da Giunti Editore dallo stesso anno. Composta da tre libri (ma va?! Mi ci impegno per tirare fuori ‘ste cose!), nell’ordine Starcrossed, Dreamless Goddess, la serie ha avuto da subito molto successo nel genere Young-Adult.

Di seguito, le trame dei tre libri come riportate nella seconda di copertina.

ATTENZIONE: Anche nelle seconde di copertina possono essere in agguato degli spoiler, quindi suggerisco a chi avesse intenzione di dedicarsi alla trilogia completa di leggere solamente la descrizione del primo libro 🙂

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Helen, timida adolescente di Nantucket, sta quasi per uccidere il ragazzo più attraente dell’isola, Lucas Delos, davanti a tutta la sua classe. L’episodio si rivela essere qualcosa di più di un mero incidente. Helen teme per la sua salute mentale: ha iniziato ad avere incubi di notte e allucinazioni di giorno. Ogni volta che vede Lucas le appaiono tre donne che piangono lacrime di sangue. Il tentato omicidio porta Helen a scoprire che lei e Lucas non stanno facendo altro che interpretare i ruoli di un’antica tragedia d’amore. Le apparizioni femminili rappresentano infatti le Erinni. Helen, come l’omonima Elena di Troia, è destinata a dare inizio alla guerra a causa della sua relazione con Lucas. I due scoprono sulla loro pelle che i miti non sono leggende. Ma è giusto o sbagliato stare con il ragazzo che si ama se questo significa mettere in pericolo il resto del mondo? Come si sconfigge il destino?

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Il secondo volume della saga di stampo mitologico “The Awakening series”. Ritroviamo Helen, che nel frattempo è diventata la Discendente, la prescelta dagli dèi. Ogni notte si addormenta nel suo letto e raggiunge l’aldilà dove affronta prove indicibili per trovare le Furie, liberarle dalla loro ira e rompere così il ciclo di faide tra le Case. Ogni mattina si risveglia, stanchissima e provata, costretta a cominciare una nuova giornata di allenamenti. È sempre più spossata e sofferente oltre che sola, dato che Lucas ora la tiene lontana. Helen è triste e profondamente sfiduciata, quando durante una delle sue discese agli inferi si imbatte in Orione, un semi-dio bello come il sole, capace di far tremare la terra e il suo cuore. Di notte si incontrano nell’Ade e di giorno si scambiano messaggi al cellulare. Lucas impazzisce di gelosia e in lui si scatenano poteri sconosciuti: adesso è in grado di controllare totalmente la luce e di rendersi invisibile. Divisa fra l’attrazione per il nuovo pretendente e l’amore impossibile per il cugino, Helen si ritroverà a sfidare i suoi limiti per il bene dell’umanità intera.

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Dopo aver accidentalmente liberato l’intero pantheon della mitologia greca dall’esilio sull’Olimpo, Helen deve riuscire a imprigionare di nuovo tutti gli dei senza scatenare una guerra che avrebbe esiti catastrofici. Ma l’ira divina è violenta e travolgente, ed Helen si trova a combattere con un nemico incredibilmente pericoloso. Ora è forte, conscia della sua vera natura e dei suoi doni particolari. I suoi poteri sono aumentati ma si è accresciuta anche la distanza fra lei e i suoi amici di sempre. Da quando un oracolo ha rivelato che nella sua cerchia di conoscenze si nasconde un traditore, tutti i sospetti ricadono sul bellissimo Orion. Helen, combattuta fra l’amore per Orion e quello per Lucas, dovrà fare delle scelte cruciali per evitare lo scontro finale fra dei e mortali. Il destino di Helen si sta per compiere. Solo una dea potrà sorgere per salvare il mondo. È scritto nelle stelle.

Come si può notare da quanto appena letto, gli elementi del genere YA tendono in questi romanzi a mischiarsi con degli aspetti mitologici molto interessanti e forse troppo spesso trascurati in un mondo che chiede sempre più vampiri, angeli, cacciatori di demoni e chi più ne ha più ne metta.

Sono incappata per caso in una recensione di Starcrossed circa tre settimane fa e, dopo aver scaricato l’intera trilogia sul mio adorato Kindle, ho deciso di inserirla nel Ten Books Project, un’iniziativa molto interessante che prevede di stilare un elenco di 10 libri comprati (o scaricati, nel mio caso) e non ancora letti, e di non acquistare più nulla finché non si saranno terminati tutti e dieci.

Risultato: visto che non riesco mai a darmi una regolata, specie se ho la fortuna/sfortuna di incappare in un libro che mi piaccia da subito, ho iniziato Starcrossed domenica sera ed ho terminato Goddess martedì sera.

Da appassionata del genere, posso dire che è stata una “ventata d’aria fresca”. Per quanto lo schema della storia sia sempre lo stesso (amore, amore impossibile, si scende a patti con l’amore impossibile, triangolo, guerra, semi-fine-del-mondo, pace in un modo o nell’altro, risoluzione del triangolo), l’introduzione di nuovi “tipi” ha contribuito a non renderla una storia trita e ritrita, ed ad alzare l’aspettativa su quello che sarebbe potuto accadere in seguito.

I personaggi sono costruiti molto bene, caratterizzati fin nei dettagli, e soprattutto ogni personaggio introdotto riuscirà a svolgere un ruolo importante nella storia: nessuno viene lasciato “a margine”, tutti hanno uno scopo che porterà verso una conclusione totalmente inaspettata.

VOTI:

Starcrossed: 8

Dreamless: 9

Goddess: 8 1/2

Alla prossima!

Glee 5×01: Love love love

Sono tornati! Dopo un’estate burrascosa e fortemente segnata dalla perdita di Cory Monteith, ecco di nuovo fra noi i ragazzi delle “New Directions”.

Come dice l’immagine: sì, avevo decisamente bisogno di voi!

Ho scoperto Glee proprio quest’estate, subito prima della triste scomparsa di Cory, ed ho visto le prime 4 stagioni in circa una settimana… Proprio per questo, non vedevo l’ora che ricominciasse!

Le prime due puntate, come annunciato, saranno un omaggio ai Beatles, mentre la terza sarà dedicata a Cory/Finn, con a seguire una pausa affinché i produttori possano capire quale direzione far prendere alla storia.

La puntata si apre con la meravigliosa Rachel Berry (Lea Michele), durante la sua lettura per la parte di Fanny in Funny Girl.

Nonostante io l’abbia amata/odiata per quasi tutta la quarta stagione, è impossibile non pensare a quello che le è successo (Lea era la fidanzata di Cory anche nella “vita vera”, ndr), e vederla ripercorrere le strade del parco dov’era stata con Finn cantando Yesterday dei Beatles mi ha fatto subito cominciare la puntata con un sano piantarello corredato di singhiozzi e lamenti lugubri.

Trovo che Rachel abbia subito un cambiamento con il college, per molti versi positivo: è cresciuta, è maturata, riesce finalmente a capire cosa deve fare per ottenere ciò che vuole, ed è ormai ben lontana dalla ragazza che bullizzava le compagne per ottenere tutti gli assoli. La voce di Lea è assolutamente spettacolare, e come detto prima non ci si può non sentire empaticamente vicini a lei, visto che dovrà rivivere ciò che ha vissuto in prima persona nelle vesti del suo personaggio.

Artie e Kitty: bella coppia! Sul serio, a me non dispiacciono. Lei è mooolto diversa con Artie rispetto a com’era nella quarta stagione, ed è sicuramente un cambiamento buono. Il povero Artie si meriterebbe finalmente una ragazza come si deve, e Kitty potrebbe essere quella ragazza! Non mi soffermerò più di tanto su di loro perché voglio arrivare subito ai miei adorati…

…Kurt e Blaine! Vogliamo parlarne? Sono stati assolutamente stupendi per tutta la puntata! Ho sempre amato Kurt e non sempre altrettanto amato Blaine, ma in questa puntata sono stati superlativi! A partire dalla canzone iniziale Got to Get You Into my Life, interpretata in maniera favolosa da entrambi, è stato un crescendo.

Stupenda la scena in cui Blaine decide di andare a chiedere l’aiuto degli altri cori scolastici, cantando Help ed ottenendo la partecipazione di tutti… Ma il culmine della puntata ovviamente è stato raggiunto con la scena finale, quella della proposta di matrimonio di Blaine a Kurt, costruita nel luogo del loro primo incontro. Al suo arrivo, Kurt rimane un po’ spiazzato nel trovarsi davanti Rachel, Santana e Mercedes, oltre ai Vocal Adrenaline, gli Warblers e l’Haverbrook Deaf Choir, impegnati insieme a Blaine nel cantare All You Need is Love.

Quindi: inizio di stagione col botto per Glee, puntata promossissima, musiche (ovviamente) stupende.

…cosa avrà risposto Kurt? 😉

 

Alla prossima!

M’s review #3: “1Q84”, Haruki Murakami.

 

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ATTENZIONE: l’articolo potrebbe contenere anticipazioni.

1Q84 è un romanzo di Haruki Murakami pubblicato in Italia da Einaudi a partire dal 2011. Il romanzo, che copre un periodo temporale di 8 mesi, è stato diviso dalla casa editrice in due volumi: il primo volume comprende i primi due libri, aprile-settembre, ed il secondo volume riguarda solamente il terzo libro, ottobre-dicembre (questa divisione è stata, che io sappia, adottata solo in Italia: tutti gli altri Paesi hanno avuto un unico volume).

Come salta all’occhio da subito, il titolo richiama la famosa opera di George Orwell 1984specie visto che la lettera “q” in giapponese ha la stessa pronuncia del numero 9, kyuu. Si è quindi ritenuto fin da subito che il romanzo potesse essere in qualche modo un omaggio ad Orwell ed al suo Grande Fratello.

La lettura di questo romanzo è estremamente complicata. Io ho acquistato il primo volume, aprile-settembre, nel gennaio 2012, ed ho impiegato circa tre settimane per terminarlo, proprio per l’attenzione richiesta dai dettagli della trama. Il secondo volume, ottobre-dicembre, l’ho terminato qualche giorno fa dopo una settimana di lettura (mi era stato regalato ad aprile, ma ancora non avevo avuto la “mentalità adatta” per dedicarmici).

Una piccola premessa è necessaria: dopo aver letto il primo volume, sapendo che in America (e nel resto del mondo) era già stata diffusa l’ultima parte della storia, sono andata a leggere qualche recensione dell’opera completa. Ciò che ho letto è stato ciò che mi ha spinto, in buona parte, a non dedicarmi alla lettura in inglese, come normalmente faccio se non sono in grado di aspettare pubblicazioni in italiano; in sostanza, buona parte delle persone consigliava di fermarsi al libro 2 per evitare di rimanere delusi.

Un po’ perplessa e sicuramente non convinta, ho deciso allora di aspettare semplicemente lo svolgersi degli eventi: se il libro mi fosse stato regalato, l’avrei letto, altrimenti non lo sarei andato a cercare (normalmente, quando si tratta di libri, rispetto i patti con me stessa). Il destino ha voluto che un’amica di mia madre, alla quale avevo prestato il primo volume, decidesse di regalarmelo per il mio compleanno. Dopo un’iniziale felicità, se non altro per manie di collezionismo, l’ho infilato nella libreria vicino al suo gemello speculare e l’ho lasciato lì, aprendolo di tanto in tanto ma senza avere il coraggio di dedicarmici.

Passiamo ora alla recensione vera e propria, dopo quest’infinita premessa! 🙂

Come accennato sopra, il romanzo è molto complicato da seguire, sul serio: c’è una disarmante ricchezza di dettagli e particolari, un buon 80% dei quali superflui, che continuano a distogliere l’attenzione del lettore dai personaggi e dagli avvenimenti principali. La storia si dipana in una fittizia Tokyo nel 1984/1Q84, ed il filo narrativo è tenuto nei primi due libri dalle voci alternate dei due protagonisti, Aomame Masami e Kawana Tengo, ai quali nel terzo libro si aggiungerà la figura di Toshiharu Ushikawa.

Il tema principale della storia è l’amore fra i due protagonisti, un amore basato su pochi ricordi e frammenti di quando erano bambini. Il loro rincorrersi senza saperlo, e ritrovarsi vicini sempre inconsapevolmente, è terribilmente frustrante per chi legge: verrebbe voglia di iniziare a strillare “ma è lì a pochi metri da te, pezzo di cretino!” (ogni riferimento a fatti realmente avvenuti è da intendersi come puramente casuale). In realtà, oltre ad Aomame e Tengo, sembra quasi che ogni cosa nel romanzo sia imperniata attorno al bisogno di trovare qualcosa o qualcuno, di recuperare qualcosa di perso.

1Q84 contiene al suo interno un altro romanzo: La crisalide d’aria, che è probabilmente ciò che dà origine alla spirale di eventi avvenuti. Questo “romanzo nel romanzo”, molto ricorrente in letteratura, mette ancora più carne al fuoco, rendendo la possibilità di seguire la storia ancor più complicata.

Ricapitolando: la storia in sé mi è piaciuta molto, ma trovo che davvero si siano voluti introdurre troppi particolari. Non sarebbe giusto parlare di “troppi personaggi” perché alla fine sono sempre i soliti 4 gatti che si mescolano fra loro intrecciandosi, ma ad ognuno di essi si è voluto dare un vissuto troppo ampio, troppo particolareggiato, che quindi richiede un’attenzione fuori dal normale per essere compreso, con il risultato che, alla fine dei giochi, in testa rimane molto poco di ciò che si è letto.

Mi sono trovata a leggere il terzo libro (secondo volume dell’edizione italiana) un anno e mezzo dopo aver terminato il primo: inutile dirvi che, malgrado mi fosse piaciuto tantissimo, proprio per i motivi appena spiegati sono dovuta ricorrere al riassunto di Wikipedia, perché non mi ricordavo quasi più nulla (cosa che, ve l’assicuro, non capita mai).

PERICOLO!

Dopo aver terminato il percorso di lettura, posso dire solo una cosa: mi vedo costretta a dare ragione alle recensioni lette l’anno scorso, dove si sconsigliava la lettura della parte finale a chi non volesse rimanere deluso. Dopo tutta ‘sta manfrina, l’incontro fra Aomame e Tengo viene liquidato così, in quattro e quattr’otto, e passano da una condizione nella quale entrambi stavano rischiando di perdere tutto ad una in cui sono al sicuro l’uno nelle braccia dell’altra, in un ulteriore nuovo mondo che non si sa se sia reale o no.


Voto volume I aprile-settembre: 9

Voto volume II ottobre-dicembre: 5

Probabilmente, se il romanzo fosse stato un racconto unico, non mi sarebbe piaciuto tanto quanto mi è piaciuto avendolo letto in due volumi separati. Tuttavia, così non è stato, quindi consiglio assolutamente la lettura del primo volume a chiunque, un po’ meno la lettura del secondo… so che è difficile lasciare una storia con un finale aperto, ma a volte questo tipo di finale è il migliore che si possa avere.

meemmi

Movie review: “Rush” di Ron Howard.

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Rush è un film di Ron Howard uscito nelle sale il 19 settembre 2013.

Basato su una storia vera, il film parla della “leggendaria” rivalità fra Niki Lauda (Daniel Brühl) e James Hunt (Chris Hemsworth), dagli anni in cui entrambi correvano in Formula 3, fino all’arrivo in Formula 1.

La rivalità fra i due piloti, caratterialmente e fisicamente opposti, esplose negli anni ’70, e proseguì in un crescendo fino al 1976, anno dell’incidente di Lauda sul circuito Nürburgring durante il Gran Premio di Germania.

Il film è, secondo me, bellissimo. Appena uscita dalla sala, già sarei stata pronta a rientrare e vederlo una seconda volta. A parte la straordinaria somiglianza degli attori scelti con i personaggi reali, come si può vedere qui:

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L’ho trovato un film molto autentico, curato fin nei dettagli, interpretato in maniera magistrale (d’altra parte… cos’altro ci saremmo potuti aspettare da Ron Howard?).

Le immagini delle corse, i circuiti, l’atmosfera tipicamente “anni ’70” che permeava da ogni inquadratura: non c’è nulla che venga lasciato al caso, e questo è sempre più raro nel cinema di oggi.

Ricostruzione storica ineccepibile: c’è addirittura la scena in cui Niki Lauda dice “questa macchina è una merda!” ad un nostro simpatico compatriota del quale non farò il nome per evitare “spoiler” (anche se tutti sappiamo di chi si stia parlando, giusto?!).

Un applauso anche al “nostro” Pierfrancesco Favino, nei panni di Clay Regazzoni; io non sapevo chi fosse finché non sono entrata al cinema, ma il mio ragazzo mi dice che è identico al “vero” Regazzoni, e tendo quindi a fidarmi.

Consiglio a chiunque la visione di questo film: non solamente agli appassionati delle corse, cosa che io non sono assolutamente, ma a tutte le persone che in questo periodo si stiano chiedendo “cosa potrei andare a vedere al cinema stasera?”. Andateci, non ve ne pentirete.

La storia scorre veloce, senza pesantezza, senza lentezza, anche con qualche risata malgrado i momenti drammatici: questo ne fa un piccolo capolavoro in perfetto stile Ron Howard, con delle ambientazioni di casa nostra ed un’atmosfera ormai perduta di un’epoca che non esiste più, in cui probabilmente il mondo delle corse era molto più autentico.

Voto: 10.

qui potete vedere il trailer in italiano: http://www.youtube.com/watch?v=KTTid5sHDuo

RUSH

meemmi*

M’s review #2: “Educazione siberiana”, doppia recensione libro/film.

educazione-criminale“Educazione siberiana” è un romanzo dello scrittore russo Nicolai Lilin (http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolai_Lilin) pubblicato nel 2009.

Si tratta di un romanzo autobiografico, nel quale lo scrittore narra la propria infanzia ed adolescenza in una comunità di criminali siberiani stanziata in Transnistria, nell’ex Repubblica Socialista Sovietica Moldava.

Partiamo dal presupposto che, da amante della letteratura russa, della cultura russa e di qualsiasi cosa sia in qualche modo correlata alla Russia, era abbastanza ovvio che un libro che va a descrivere le leggi interne di una comunità criminale siberiana mi sarebbe piaciuto; infatti, così è stato.

Mi piace molto il modo di scrittura di Lilin; non l’ho trovato affatto pesante, anzi. In particolare, ci tiene a far capire a fondo come ogni cosa significasse qualcosa per loro, come la loro legge fosse radicata fin dalla nascita. Molto bello e particolare il discorso sui tatuaggi, sulla vera storia che c’è dietro ad un disegno in una particolare posizione.

Nell’immagine sotto, si vedono in primo piano le mani dello scrittore. Dopo aver letto il libro e visto il film, si sa esattamente cosa voglia dire il disegno sulla mano destra.

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Fra me e questo libro, la storia è andata così: sono andata al cinema con un’amica a vedere “Anna Karenina”, e subito prima del film c’è stato il trailer di presentazione di “Educazione siberiana” di Gabriele Salvatores, in uscita la settimana successiva. Affascinata da quei pochi minuti di immagini, appena uscita dal cinema ho comprato il libro, che mi sono sbrigata a leggere per poter andare a vedere il film appena fosse uscito.

Ho quindi avuto una full immersion nella cultura siberiana descritta da Lilin, che mi ha presa e coinvolta da morire. In alcune parti, è un po’ “crudo”, forse. Ma d’altra parte, se si legge un romanzo su una comunità criminale, si  sa cosa potrebbe succedere: non vengono chiamati “criminali” per aver rubato una bambola.

Quindi: libro promosso a pieni voti, un 8 tondo ci sta tutto. Passiamo al film!

Mettiamola così: se non avessi letto il libro e fossi andata semplicemente al cinema, probabilmente sarei uscita dalla sala molto più soddisfatta di come è avvenuto.

Non sto dicendo che non mi sia piaciuto, anzi, ma… non c’entrava assolutamente nulla con il libro da me letto!

Salvatores ha girato un film molto dinamico, con un’alternanza infanzia/giovinezza/età adulta che sicuramente non lo rende un film statico; senza ombra di dubbio, un encomio speciale va a Mr. John Malkovic, interprete sublime di nonno Kuzja, figura cardine nell’infanzia e nella vita del protagonista Kolima (che dovrebbe essere lo stesso Lilin).

1361529403041educazione_siberiana_trailerTuttavia, ritengo che ci sia stato uno stravolgimento esagerato della storia. Ciò su cui è stato incentrato il film, nel libro è un singolo episodio, e per di più non va neanche a finire nello stesso modo.

Il rapporto fra i due protagonisti, Kolima e Gagarin, per quanto romanzato rispetto al romanzo (spero mi passerete il gioco di parole) è stato invece molto bello da vedere; entrambi bravi i due attori scelti, forse un po’ scarso il doppiaggio italiano, ma si sa ormai quale sia la mia opinione in merito.

educazione-siberiana-film-2095_0x410Per concludere: non posso bocciare il film perché non se lo meriterebbe. Tuttavia, trovo che siano stati lasciati troppi punti oscuri, troppi buchi nella sceneggiatura, e che non sia stato scelto affatto l’episodio giusto da raccontare, o perlomeno che non sia stato dato abbastanza spazio ad altri episodi.

Il film merita di essere visto anche solo per gustarsi i dieci minuti del finale e la frase di chiusura: non l’ho ancora rivisto interamente, ma l’ultima scena l’avrò riguardata dieci volte di fila.

Alla prossima!

meemmi*