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M’s review #1: “The Infernal Devices”, trilogia di Cassandra Clare.

The Infernal Devices (in Italia: Shadowhunters – Le origini) è una trilogia di stampo urban-fantasy scritta dall’ormai arcinota Cassandra Clare, autrice anche della fortunatissima saga The Mortal Instruments, meglio nota come Shadowhunters.

La trilogia nasce come “spin-off” della saga principale, ma si è evoluta raggruppando un proprio fandom (ed alla sottoscritta è ,piaciuta anche di più della saga TMI, per quel che vale).

Si divide in tre (ma va?!) libri:

1. Clockwork angel (L’angelo)

2. Clockwork prince (Il principe)

3. Clockwork princess (La principessa)

È facile incontrare, nel corso della lettura, nomi e personaggi già visti e già sentiti nella serie The Mortal Instruments: Lightwood, Herondale, l’onnipresente Magnus Bane tanto per citarne alcuni.

L’ambientazione presentata è estremamente classica (Londra vittoriana: appunto, le origini), e completamente diversa dalla frenetica New York descritta nell’altra saga.

Anche i personaggi seguono un codice d’onore completamente diverso, hanno regole molto più precise per comportamento, vestiti e quant’altro.

I “nuovi” cacciatori introdotti dalla Clare sono descritti e caratterizzati in ogni sfumatura del loro carattere: abbiamo Will Herondale, sfacciato, irriverente, tormentato da un passato oscuro; Jem Carstairs, suo parabatai (il termine parabatai sta ad indicare l’unione in battaglia e non solo fra due Cacciatori, legati da un patto e da una runa, molto profondamente: il legame non può essere spezzato tranne che in caso di morte, o se uno dei due dovesse diventare un Nascosto o un Mondano), dolce e sensibile, anche lui con un oscuro segreto; il terzo elemento del triangolo (sì, c’è sempre un triangolo in queste storie) è lei: Tessa Gray, ragazza dalle origini inizialmente poco chiare ma con un grande potere, del quale acquisirà consapevolezza nel corso della storia.

Cassandra Clare è stata (ancora una volta) in grado di creare un universo perfettamente tratteggiato che aiuta a colmare le “lacune” della saga TMI. Il rapportarsi dei personaggi fra di loro è, anche in questo caso, emozionante e profondo, forse più di quanto lo fosse nella saga “principale”.

Il primo libro è il libro in cui la storia ed i personaggi vengono introdotti: l’azione c’è, e non poca; non si può dire lo stesso del secondo, in cui molto è dedicato all’approfondimento dei personaggi e di alcuni punti oscuri: risulta infatti abbastanza lento fino ad oltre metà, per poi riprendersi sul finale.

Il terzo… Beh, il terzo è superlativo. Dall’inizio fino ad un finale che lascia in bocca un sapore dolceamaro e che porta a piangere per ore fino a ritrovarsi in un mucchietto singhiozzante sul pavimento della camera, a ripetere: “Perché è finito? Perché? Perché?”.

Se ancora non vi siete dedicati alla scoperta del mondo degli Shadowhunters, sia londinesi che newyorkesi, è giunto il momento di farlo!

 

Alla prossima!

 

meemmi*