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M’s review #4: “The Awakening Series”, di Josephine Angelini.

La “Trilogia del risveglio” (The Awakening Series) è stata scritta da Josephine Angelini a partire dal 2011 e pubblicata in Italia da Giunti Editore dallo stesso anno. Composta da tre libri (ma va?! Mi ci impegno per tirare fuori ‘ste cose!), nell’ordine Starcrossed, Dreamless Goddess, la serie ha avuto da subito molto successo nel genere Young-Adult.

Di seguito, le trame dei tre libri come riportate nella seconda di copertina.

ATTENZIONE: Anche nelle seconde di copertina possono essere in agguato degli spoiler, quindi suggerisco a chi avesse intenzione di dedicarsi alla trilogia completa di leggere solamente la descrizione del primo libro 🙂

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Helen, timida adolescente di Nantucket, sta quasi per uccidere il ragazzo più attraente dell’isola, Lucas Delos, davanti a tutta la sua classe. L’episodio si rivela essere qualcosa di più di un mero incidente. Helen teme per la sua salute mentale: ha iniziato ad avere incubi di notte e allucinazioni di giorno. Ogni volta che vede Lucas le appaiono tre donne che piangono lacrime di sangue. Il tentato omicidio porta Helen a scoprire che lei e Lucas non stanno facendo altro che interpretare i ruoli di un’antica tragedia d’amore. Le apparizioni femminili rappresentano infatti le Erinni. Helen, come l’omonima Elena di Troia, è destinata a dare inizio alla guerra a causa della sua relazione con Lucas. I due scoprono sulla loro pelle che i miti non sono leggende. Ma è giusto o sbagliato stare con il ragazzo che si ama se questo significa mettere in pericolo il resto del mondo? Come si sconfigge il destino?

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Il secondo volume della saga di stampo mitologico “The Awakening series”. Ritroviamo Helen, che nel frattempo è diventata la Discendente, la prescelta dagli dèi. Ogni notte si addormenta nel suo letto e raggiunge l’aldilà dove affronta prove indicibili per trovare le Furie, liberarle dalla loro ira e rompere così il ciclo di faide tra le Case. Ogni mattina si risveglia, stanchissima e provata, costretta a cominciare una nuova giornata di allenamenti. È sempre più spossata e sofferente oltre che sola, dato che Lucas ora la tiene lontana. Helen è triste e profondamente sfiduciata, quando durante una delle sue discese agli inferi si imbatte in Orione, un semi-dio bello come il sole, capace di far tremare la terra e il suo cuore. Di notte si incontrano nell’Ade e di giorno si scambiano messaggi al cellulare. Lucas impazzisce di gelosia e in lui si scatenano poteri sconosciuti: adesso è in grado di controllare totalmente la luce e di rendersi invisibile. Divisa fra l’attrazione per il nuovo pretendente e l’amore impossibile per il cugino, Helen si ritroverà a sfidare i suoi limiti per il bene dell’umanità intera.

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Dopo aver accidentalmente liberato l’intero pantheon della mitologia greca dall’esilio sull’Olimpo, Helen deve riuscire a imprigionare di nuovo tutti gli dei senza scatenare una guerra che avrebbe esiti catastrofici. Ma l’ira divina è violenta e travolgente, ed Helen si trova a combattere con un nemico incredibilmente pericoloso. Ora è forte, conscia della sua vera natura e dei suoi doni particolari. I suoi poteri sono aumentati ma si è accresciuta anche la distanza fra lei e i suoi amici di sempre. Da quando un oracolo ha rivelato che nella sua cerchia di conoscenze si nasconde un traditore, tutti i sospetti ricadono sul bellissimo Orion. Helen, combattuta fra l’amore per Orion e quello per Lucas, dovrà fare delle scelte cruciali per evitare lo scontro finale fra dei e mortali. Il destino di Helen si sta per compiere. Solo una dea potrà sorgere per salvare il mondo. È scritto nelle stelle.

Come si può notare da quanto appena letto, gli elementi del genere YA tendono in questi romanzi a mischiarsi con degli aspetti mitologici molto interessanti e forse troppo spesso trascurati in un mondo che chiede sempre più vampiri, angeli, cacciatori di demoni e chi più ne ha più ne metta.

Sono incappata per caso in una recensione di Starcrossed circa tre settimane fa e, dopo aver scaricato l’intera trilogia sul mio adorato Kindle, ho deciso di inserirla nel Ten Books Project, un’iniziativa molto interessante che prevede di stilare un elenco di 10 libri comprati (o scaricati, nel mio caso) e non ancora letti, e di non acquistare più nulla finché non si saranno terminati tutti e dieci.

Risultato: visto che non riesco mai a darmi una regolata, specie se ho la fortuna/sfortuna di incappare in un libro che mi piaccia da subito, ho iniziato Starcrossed domenica sera ed ho terminato Goddess martedì sera.

Da appassionata del genere, posso dire che è stata una “ventata d’aria fresca”. Per quanto lo schema della storia sia sempre lo stesso (amore, amore impossibile, si scende a patti con l’amore impossibile, triangolo, guerra, semi-fine-del-mondo, pace in un modo o nell’altro, risoluzione del triangolo), l’introduzione di nuovi “tipi” ha contribuito a non renderla una storia trita e ritrita, ed ad alzare l’aspettativa su quello che sarebbe potuto accadere in seguito.

I personaggi sono costruiti molto bene, caratterizzati fin nei dettagli, e soprattutto ogni personaggio introdotto riuscirà a svolgere un ruolo importante nella storia: nessuno viene lasciato “a margine”, tutti hanno uno scopo che porterà verso una conclusione totalmente inaspettata.

VOTI:

Starcrossed: 8

Dreamless: 9

Goddess: 8 1/2

Alla prossima!

M’s review #2: “Educazione siberiana”, doppia recensione libro/film.

educazione-criminale“Educazione siberiana” è un romanzo dello scrittore russo Nicolai Lilin (http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolai_Lilin) pubblicato nel 2009.

Si tratta di un romanzo autobiografico, nel quale lo scrittore narra la propria infanzia ed adolescenza in una comunità di criminali siberiani stanziata in Transnistria, nell’ex Repubblica Socialista Sovietica Moldava.

Partiamo dal presupposto che, da amante della letteratura russa, della cultura russa e di qualsiasi cosa sia in qualche modo correlata alla Russia, era abbastanza ovvio che un libro che va a descrivere le leggi interne di una comunità criminale siberiana mi sarebbe piaciuto; infatti, così è stato.

Mi piace molto il modo di scrittura di Lilin; non l’ho trovato affatto pesante, anzi. In particolare, ci tiene a far capire a fondo come ogni cosa significasse qualcosa per loro, come la loro legge fosse radicata fin dalla nascita. Molto bello e particolare il discorso sui tatuaggi, sulla vera storia che c’è dietro ad un disegno in una particolare posizione.

Nell’immagine sotto, si vedono in primo piano le mani dello scrittore. Dopo aver letto il libro e visto il film, si sa esattamente cosa voglia dire il disegno sulla mano destra.

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Fra me e questo libro, la storia è andata così: sono andata al cinema con un’amica a vedere “Anna Karenina”, e subito prima del film c’è stato il trailer di presentazione di “Educazione siberiana” di Gabriele Salvatores, in uscita la settimana successiva. Affascinata da quei pochi minuti di immagini, appena uscita dal cinema ho comprato il libro, che mi sono sbrigata a leggere per poter andare a vedere il film appena fosse uscito.

Ho quindi avuto una full immersion nella cultura siberiana descritta da Lilin, che mi ha presa e coinvolta da morire. In alcune parti, è un po’ “crudo”, forse. Ma d’altra parte, se si legge un romanzo su una comunità criminale, si  sa cosa potrebbe succedere: non vengono chiamati “criminali” per aver rubato una bambola.

Quindi: libro promosso a pieni voti, un 8 tondo ci sta tutto. Passiamo al film!

Mettiamola così: se non avessi letto il libro e fossi andata semplicemente al cinema, probabilmente sarei uscita dalla sala molto più soddisfatta di come è avvenuto.

Non sto dicendo che non mi sia piaciuto, anzi, ma… non c’entrava assolutamente nulla con il libro da me letto!

Salvatores ha girato un film molto dinamico, con un’alternanza infanzia/giovinezza/età adulta che sicuramente non lo rende un film statico; senza ombra di dubbio, un encomio speciale va a Mr. John Malkovic, interprete sublime di nonno Kuzja, figura cardine nell’infanzia e nella vita del protagonista Kolima (che dovrebbe essere lo stesso Lilin).

1361529403041educazione_siberiana_trailerTuttavia, ritengo che ci sia stato uno stravolgimento esagerato della storia. Ciò su cui è stato incentrato il film, nel libro è un singolo episodio, e per di più non va neanche a finire nello stesso modo.

Il rapporto fra i due protagonisti, Kolima e Gagarin, per quanto romanzato rispetto al romanzo (spero mi passerete il gioco di parole) è stato invece molto bello da vedere; entrambi bravi i due attori scelti, forse un po’ scarso il doppiaggio italiano, ma si sa ormai quale sia la mia opinione in merito.

educazione-siberiana-film-2095_0x410Per concludere: non posso bocciare il film perché non se lo meriterebbe. Tuttavia, trovo che siano stati lasciati troppi punti oscuri, troppi buchi nella sceneggiatura, e che non sia stato scelto affatto l’episodio giusto da raccontare, o perlomeno che non sia stato dato abbastanza spazio ad altri episodi.

Il film merita di essere visto anche solo per gustarsi i dieci minuti del finale e la frase di chiusura: non l’ho ancora rivisto interamente, ma l’ultima scena l’avrò riguardata dieci volte di fila.

Alla prossima!

meemmi*

 

 

M’s review #1: “The Infernal Devices”, trilogia di Cassandra Clare.

The Infernal Devices (in Italia: Shadowhunters – Le origini) è una trilogia di stampo urban-fantasy scritta dall’ormai arcinota Cassandra Clare, autrice anche della fortunatissima saga The Mortal Instruments, meglio nota come Shadowhunters.

La trilogia nasce come “spin-off” della saga principale, ma si è evoluta raggruppando un proprio fandom (ed alla sottoscritta è ,piaciuta anche di più della saga TMI, per quel che vale).

Si divide in tre (ma va?!) libri:

1. Clockwork angel (L’angelo)

2. Clockwork prince (Il principe)

3. Clockwork princess (La principessa)

È facile incontrare, nel corso della lettura, nomi e personaggi già visti e già sentiti nella serie The Mortal Instruments: Lightwood, Herondale, l’onnipresente Magnus Bane tanto per citarne alcuni.

L’ambientazione presentata è estremamente classica (Londra vittoriana: appunto, le origini), e completamente diversa dalla frenetica New York descritta nell’altra saga.

Anche i personaggi seguono un codice d’onore completamente diverso, hanno regole molto più precise per comportamento, vestiti e quant’altro.

I “nuovi” cacciatori introdotti dalla Clare sono descritti e caratterizzati in ogni sfumatura del loro carattere: abbiamo Will Herondale, sfacciato, irriverente, tormentato da un passato oscuro; Jem Carstairs, suo parabatai (il termine parabatai sta ad indicare l’unione in battaglia e non solo fra due Cacciatori, legati da un patto e da una runa, molto profondamente: il legame non può essere spezzato tranne che in caso di morte, o se uno dei due dovesse diventare un Nascosto o un Mondano), dolce e sensibile, anche lui con un oscuro segreto; il terzo elemento del triangolo (sì, c’è sempre un triangolo in queste storie) è lei: Tessa Gray, ragazza dalle origini inizialmente poco chiare ma con un grande potere, del quale acquisirà consapevolezza nel corso della storia.

Cassandra Clare è stata (ancora una volta) in grado di creare un universo perfettamente tratteggiato che aiuta a colmare le “lacune” della saga TMI. Il rapportarsi dei personaggi fra di loro è, anche in questo caso, emozionante e profondo, forse più di quanto lo fosse nella saga “principale”.

Il primo libro è il libro in cui la storia ed i personaggi vengono introdotti: l’azione c’è, e non poca; non si può dire lo stesso del secondo, in cui molto è dedicato all’approfondimento dei personaggi e di alcuni punti oscuri: risulta infatti abbastanza lento fino ad oltre metà, per poi riprendersi sul finale.

Il terzo… Beh, il terzo è superlativo. Dall’inizio fino ad un finale che lascia in bocca un sapore dolceamaro e che porta a piangere per ore fino a ritrovarsi in un mucchietto singhiozzante sul pavimento della camera, a ripetere: “Perché è finito? Perché? Perché?”.

Se ancora non vi siete dedicati alla scoperta del mondo degli Shadowhunters, sia londinesi che newyorkesi, è giunto il momento di farlo!

 

Alla prossima!

 

meemmi*

 

Vecchie glorie

Se, come la sottoscritta, siete nati negli anni e cresciuti negli anni ’90, probabilmente conoscerete già (e ci sono discrete possibilità che abbiate amato) i telefilm di cui sto per parlare nel primo post ufficiale del mio blog.

 

Ebbene sì: vi porterò alla scoperta della mia personalissima “top 3” di vecchie glorie, telefilm ormai finiti ma che porterò sempre nel cuore.

 

Posizione n.3


Proprio loro: i ragazzi di Capeside.

Dawson’s Creek, per quanto a rivederlo adesso possa sembrare datato e, ammettiamolo, anche un po’ ridicolo, a suo tempo è stato un grande telefilm che si proponeva di affrontare tutte le tematiche “adolescenziali”.

Partendo da Dawson ed il suo essere eternamente vergine ed aggrappato all’idea dell’anima gemella, passando attraverso Jack e la sua rabbia iniziale nello scoprirsi omosessuale (quasi un precursore del mio amato ed attualissimo Kurt di Glee, se vogliamo), senza scordarci di Jen, classica ragazza difficile che alla fine è quella che, puff, matura più di tutti, arriviamo a Joey, al secolo ex Mrs. Tom Cruise, e Pacey, che formano insieme a Dawson l’eterno triangolo: amici, amanti, ex amici, ex amanti e chi più ne ha più ne metta.

Mai perso un appuntamento con questo telefilm, ed ho addirittura pianto buona parte delle mie lacrime nel puntatone finale di due pre che mi ricordo fu trssmesso in prima serata.

Ci manchi, Dawson Leery, davvero.

Coppia del cuore: ovviamente Pacey & Joey. Conosco tutti i dialoghi a memoria e credo di ricordare che, nell’ultima puntata, mi sono messa ad urlare alla televisione: “Ti sta bene, Dawson Leery!”.

 

Posizione n.2


Dopo i ragazzi di Capeside… I ragazzi di Beverly Hills 90210! (Che, a dire il vero, è il titolo di quella trashata che hanno avuto il coraggio di chiamare spin-off: 90210. Torneremo a parlare di te, Erin Silver, che eri una bambina tanto carina e ti sei rovinata crescendo!)

Beverly Hills 90210 ha accompagnato praticamente tutti gli anni ’90. Quando ho iniziato a vederlo io credo che fossero già state trasmesse tutte le serie, tranne forse l’ultima, almeno un paio di volte.

Anche qui ce ne sarebbero di cose da dire… California, Beverly Hills, gruppo di ragazzi di un po’ tutti i tipi. La storia inizia con i gemelli Brandon & Brenda (gran fantasia, Jim e Cindy, complimenti) Walsh che si trasferiscono in California dal ridente e notoriamente assolato Minnesota.

All’inizio spaesati (famoso scambio di battute: “Brenda, cos’è questa luce?” “Credo che si chiami SOLE, Brandon… Ne ho sentito parlare in un libro!”), si ambientano, chi più chi meno, fanno amicizia, si innamorano e si disinnamorano sempre delle stesse persone e conoscono tutti gli altri protagonisti.

Particolarità di questo telefilm è il fatto che tutti si fanno tutti, senza distinzione. Si rispettano giusto i legami di parentela, e meno male, però per il resto non ci sono regole.

BH 90210 è per me un richiamo irresistibile: ogni volta che vedo una puntata, un fotogramma, un nome scritto, non resisto all’idea di ripercorrere tutta la storia, e puntualmente finisco su YouTube per cinque ore.

Coppia del cuore: dai, c’è da chiederlo? Dylan e Kelly! Probabilmente sono la mia coppia preferita di sempre.

 

Posizione n.1

You know you love me…


Gossip Girl! Qui ero già più grandicella: questo è stato il telefilm che mi ha portata a sprofondare nel paradiso della “lingua originale”, paradiso che dopo sei anni mi ha ridotta ad odiare in maniera incalcolabile aualsiasi cosa sia stata doppiata da un’altra lingua: film, telefilm, programmi televisivi, tutto. (Bello, dite? Vi assicuro che il mio ragazzo, che al cinema si sorbisce un continuo “ma che voce ha?”, “odio il doppiaggio italiano!”, “che bisogno c’era di dargli/le questa voce così insulsa?” non la pensa così!)

Ma non divaghiamo.

GG è pieno di: sesso, scandali, intrighi, ricchezza esagerata, lusso, cattivi sentimenti e vendette.

Un mix letale che ti tiene incollato allo schermo per 42 minuti.

Chiuso dopo 6 serie, secondo me se fosse stato gestito in maniera differente avrebbe potuto avere ancora qualcosa da dire, ma tant’è…

Coppia del cuore: sono una Chair convinta (no, non sono una sedia. Mi adeguo alle recenti mode di fondere insieme i nomi dei protagonisti di una looooove story per creare un’unica parola)!

Blair and Chuck, nelle prime serie, mi hanno sempre fatta impazzire. Probabilmente avranno un posto nella top ten delle relazioni telefilmiche, se nessuno li dovesse spodestare nell’arco della stagione autunno-inverno.

 

 

Qui termina la mia top 3 di vecchie glorie! 

Se volete farmi sapere quali sono le vostre, lasciate un commento!

 

xxx

meemmi*