Archivi tag: review

Book review #7: “On the Island” / “L’isola dell’amore proibito”, by Tracey Garvis Graves.

Questa sarà la mia prima recensione tradotta anche in inglese!

This will be my first review translated into English!

on-the-island-penguin-cover

Good morning everyone! I’m back. The book I’m going to review today is On the Island (in italian The Island of forbidden love), written by Tracey Garvis Graves. This book is the classic fairytale that would have made me crazy when I was about fourteen years old (I’m not saying that now it wouldn’t…). Let’s read the plot:

When thirty-year-old English teacher Anna Emerson is offered a job tutoring T.J. Callahan at his family’s summer rental in the Maldives, she accepts without hesitation; a working vacation on a tropical island trumps the library any day.

T.J. Callahan has no desire to leave town, not that anyone asked him. He’s almost seventeen and if having cancer wasn’t bad enough, now he has to spend his first summer in remission with his family – and a stack of overdue assignments — instead of his friends.

Anna and T.J. are en route to join T.J.’s family in the Maldives when the pilot of their seaplane suffers a fatal heart attack and crash-lands in the Indian Ocean. Adrift in shark-infested waters, their life jackets keep them afloat until they make it to the shore of an uninhabited island. Now Anna and T.J. just want to survive and they must work together to obtain water, food, fire, and shelter.

Their basic needs might be met but as the days turn to weeks, and then months, the castaways encounter plenty of other obstacles, including violent tropical storms, the many dangers lurking in the sea, and the possibility that T.J.’s cancer could return. As T.J. celebrates yet another birthday on the island, Anna begins to wonder if the biggest challenge of all might be living with a boy who is gradually becoming a man.

As I always do when I really like a book, I read this one in about one day, and when I finished it… I’ve read it again. It’s impossibile to ignore the sensation of peace and serenity that Anna and TJ’s story convey to the reader; the story is written in a way that catches the reader, from the first to the last page.

Anna is a very well built character, with a strong personality that the reader can see from the beginning; but the first award undoubtedly goes to TJ, that through the story goes from being a boy to being a man, with a beautiful psychological growth.

It must be hard, very hard, to write a story that for half the time has only two characters, but the author has succeeded in this test: everyone can perceive suffering, desire, disappointment, love, and every other sensation felt on the island by the two protagonists.

The narration is very fast, jerky, with long jumps, and avoid to the reader to be bored reading the description of a life that probably, if described day-by-day, could have been monotonous.

I really loved this story. It is probably one of the most beautiful love stories I’ve read in the last period.

At last, I want to thank Tracey Garvis Graves for being a really nice person with her fans, and thank her again for the kindly answers she gave to me.

VOTE: 10

lisola_dellamore_proibito

Buongiorno a tutti! Eccomi tornata. Il libro di cui andremo a parlare oggi è “L’isola dell’amore proibito” di Tracey Garvis Graves. Questo libro è la tipica favola che mi avrebbe fatta impazzire attorno ai quattordici anni (non che adesso  non l’abbia fatto…). Vi lascio la trama:

L’acqua cristallina lambisce dolcemente i suoi piedi nudi. Anna apre gli occhi all’improvviso e davanti le si apre la distesa sconfinata di un mare dalle mille sfumature, dal turchese allo smeraldo più intenso. Intorno, una spiaggia di un bianco accecante, ombreggiata da palme frondose. Le dita della ragazza stringono ancora spasmodicamente la mano di TJ, disteso accanto a lei, esausto dopo averla trascinata fino alla riva. Anna non ricorda niente di quello che è successo, solo il viaggio in aereo, il fondale blu che si avvicina troppo velocemente e gli occhi impauriti di TJ, il ragazzo di sedici anni a cui dovrebbe dare ripetizioni per tutta l’estate. Un lavoro inaspettato, ma chi rifiuterebbe una vacanza retribuita alle Maldive? E poi Anna, insegnante trentenne, è partita per un disperato bisogno di fuga da una relazione che non sembra andare da nessuna parte. Ma adesso la loro vita passata non è più importante. Anna e TJ sono naufraghi e l’isola è deserta. La priorità è quella di sopravvivere fino ai soccorsi. I giorni diventano settimane, poi mesi e infine anni. L’isola sembra un paradiso, eppure è anche piena di pericoli. I due devono imparare a lottare insieme per la vita. Ma per Anna la sfida più grande è quella di vivere accanto a un ragazzo che sta diventando un uomo. Perché quella che all’inizio era solo un’amicizia innocente, attimo dopo attimo si trasforma in un’attrazione potente che li lega sempre più indissolubilmente.

Come sempre quando un libro mi piace parecchio, l’ho letto in una giornata, ed appena finito l’ho riletto. È impossibile riuscire ad ignorare il senso di pace e di serenità che trasmette la storia di Anna e TJ, che è scritta in modo da catturare il lettore dalla prima all’ultima pagina.

Anna è un personaggio molto ben costruito, con una forte personalità che viene fatta notare da subito nel racconto; ma il primo premio va indubbiamente a TJ, che subisce una forte crescita psicologica, vissuta dal lettore come se fosse propria.

Deve essere difficile, molto difficile, scrivere una storia che per metà del tempo impiega solamente due personaggi, ma l’autrice ci è riuscita in maniera magistrale: si percepisce la sofferenza, il desiderio, la delusione, l’amore, ogni emozione provata sull’isola dai due protagonisti.

La narrazione è molto veloce, a scatti, con salti temporali anche lunghi, e consente al lettore di non annoiarsi nel leggere la descrizione di una vita che probabilmente se descritta giorno per giorno potrebbe risultare monotona.

Ho amato molto questa favola. È probabilmente una delle storie d’amore più belle che ho letto nell’ultimo periodo. Ringrazio l’autrice per gentili risposte che mi ha dato.

VOTO: 10

 

Book review #6: “Chrysalis”, Jodi Meadows

cover_MEADOWS

 

Buongiorno a tutti!

Eccomi di nuovo fra i vivi con una nuova recensione. Il libro di cui parleremo oggi è Chrysalis di Jodi Meadows, primo della serie Newsoul che sono già rassegnata a terminare in lingua originale perché come al solito non si sa se si continuerà con la pubblicazione… fra l’altro, questo è esattamente il motivo per cui mi ero ripromessa di non cominciare nuove serie prima di sapere se sarebbero state portate a termine, ma tant’è… non ho resistito.

Di seguito la trama:

Esiste un mondo in cui si vive in eterno. A Gamma nessuno nasce e nessuno muore: da milioni di anni tutti si reincarnano in corpi diversi, ma sempre abitati dalla stessa anima. Ciascuno conserva il ricordo delle proprie vite passate, e attende di viverne di nuove. Finché un giorno il ciclo si spezza: una ragazza muore per sempre. Al suo posto nasce Ana, una vita nuova. La prima mai comparsa su Gamma. Ana fa paura, tanto che sua madre la costringe a vivere come una reclusa, un errore da nascondere al mondo. Ma al compimento del suo diciottesimo anno Ana decide di partire per la città di Cardio in cerca di risposte: perché nessuno è come lei? E quando morirà, sarà per sempre? Sam, un musicista che le la battere il cuore, è l’unico a credere che la sua vita abbia un valore. Una vita mortale, in un mondo di vite eterne, racchiude un grande potere: quello del cambiamento. Ana riuscirà a spiccare il volo dalla sua crisalide?

Il libro racchiude vari elementi che chi mi segue almeno un pochino sa essere di mio gradimento: a certi livelli, è un distopico, ma al suo interno ha comunque del fantasy (la presenza di creature come draghi, centauri e silfidi, simili a sanguisughe dell’anima) e quel poco di romance che non guasta mai. Certo, è la solita lettura young adult che, essendomi rimasto ormai poco dell’elemento young, forse dovrei cominciare ad evitare, ma è comunque scorrevole e ben scritto (tempo di lettura impiegato: circa 6 ore).

La storia è innovativa: queste anime che si reincarnano da migliaia di anni conservando comunque tutti i ricordi delle vite passate sono parecchio affascinanti, così come il fatto che all’improvviso sia comparsa un’anima nuova a cui nessuno era preparato.
Immaginate di vivere da migliaia di anni, di conoscervi tutti perché siete sempre stati solo voi: in un modo o nell’altro, in cinquemila anni se ne accumulerebbero di esperienze! Ed invece all’improvviso arriva Ana, non si sa né da dove né perché. La povera ragazza non ha fatto niente di male in vita sua, ed invece tutti la odiano (o almeno così le fa credere la perfida madre Li) perché ha “impedito” a Ciana di tornare in vita.

Ne viene fuori un parapiglia infinito, ma non voglio anticiparvi niente!

Spero che continueranno con la pubblicazione della serie, perché sono proprio curiosa di sapere come andrà a finire… potranno esserci altre anime nuove? Chissà…

Vi lascio il booktrailer, alla prossima!

VOTO: 8

Monografie #1: Carlos Ruiz Zafón, “L’ombra del vento”

Buonasera a tutti!

Inauguro una nuova serie (che, come le precedenti, non avrò il tempo o la forza di portare avanti con costanza… ma meglio tardi che mai!) che prevede il recensire l’intera opera di un autore, in questo caso il mio amato Carlos Ruiz Zafón, del quale ho letto tutto ciò che ha pubblicato.

Parto quindi con il primo libro che ho letto, nonché il primo ad essere stato pubblicato in Italia: “L’ombra del vento”, nell’originale spagnolo “La sombra del viento”.

cover

Di seguito trama ed incipit:

Una mattina del 1945 il proprietario di un modesto negozio di libri usati conduce il figlio undicenne, Daniel, nel cuore della città vecchia di Barcellona al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo in cui migliaia di libri di cui il tempo ha cancellato il ricordo, vengono sottratti all’oblio. Qui Daniel entra in possesso del libro “maledetto” che cambierà il corso della sua vita, introducendolo in un labirinto di intrighi legati alla figura del suo autore e da tempo sepolti nell’anima oscura della città. Un romanzo in cui i bagliori di un passato inquietante si riverberano sul presente del giovane protagonista, in una Barcellona dalla duplice identità: quella ricca ed elegante degli ultimi splendori del Modernismo e quella cupa del dopoguerra.

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati. Erano i primi giorni dell’estate del 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona intrappolata sotto cieli di cenere e un sole vaporoso che si spandeva sulla rambla de Santa Monica in una ghirlanda di rame liquido.
«Daniel, quello che vedrai oggi non devi raccontarlo a nessuno» disse mio padre. «Neppure al tuo amico Tomás. A nessuno.»
«Neanche alla mamma?» domandai sottovoce.
Mio padre sospirò, offrendomi il sorriso dolente che lo seguiva sempre come un’ombra.
«Ma certo» rispose a capo chino. «Per lei non abbiamo segreti.»

Ho letto questo libro nel 2007, quindi di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia (seriamente sono già passati sette anni?!). Ricordo ancora benissimo il piacere con cui mi dedicai a questa lettura… è indubbiamente un libro bellissimo, pieno di spunti, per quanto io abbia conosciuto persone che, detestando per punto preso l’autore, l’hanno trovato orribile (leggetelo, sul serio. Poi ne stamo a riparlà.)

La Barcellona di Zafón è, per l’appunto, una Barcellona che possiede una duplice chiave di lettura, quella luminosa e quella più oscura; si tratta di una città che il lettore scopre insieme al protagonista, descritta fin nei minimi dettagli.

Il protagonista, Daniel Sempere, è “vittima” di una vera e propria crescita psicologica nel corso del romanzo; dopo essere stato portato dal padre al Cimitero dei Libri Dimenticati (luogo ricorrente nei libri di Zafón, così come ricorrono alcuni personaggi), sceglie fra i libri qui custoditi quello che dovrà essere il suo libro, del quale si dovrà prendere cura. Il libro in questione è proprio “L’ombra del vento”, opera di Julián Carax. La figura di Carax finirà per invadere prepotentemente la vita di Daniel, cambiando la sua concezione del mondo.

Divertente, irriverente ed affascinante è il personaggio di Fermín Romero de Torres, mendicante che svolgerà anch’egli un ruolo molto importante nella vita di Daniel. Alcune sue perle di saggezza:

Il fatto è che gli uomini, tornando a Freud e mi si passi la metafora, si scaldano come lampadine: bollenti in un attimo, fredde un istante dopo. Le donne, invece, ed è una verità scientifica, si scaldano come un ferro da stiro, mi capisce? Poco a poco, a fuoco lento, come una buona “escudella”, la zuppa di carne con cavolo e ceci. Ma una volta che si sono scaldate, non le ferma più nessuno. Come gli altiforni della Biscaglia.

“Alla mia età, Daniel, se non hai le idee chiare sei fottuto. Ci sono due o tre ragioni per cui vale la pena di vivere, tutto il resto è letame. In passato ho fatto molte sciocchezze, ma ora il mio unico desiderio è rendere felice Bernarda e morire tra le sue braccia, quando sarà il momento. Voglio essere di nuovo un uomo rispettabile. Non per me, io me ne infischio del rispetto di quel branco di scimmie che sono gli esseri umani, ma per lei. Perché Bernarda crede negli sceneggiati, nei preti, nella rispettabilità e nella Madonna di Lourdes. È fatta così e io le voglio bene per come è, e non toglierei un solo pelo di quelli che ha sul mento. Per questo desidero che sia fiera di me. Voglio che pensi: Il mio Fermín è un grand’uomo, come Cary Grant, Hemingway o Manolete.”

Assolutamente meravigliosa è la figura di Carax, sul quale però non dirò nulla per evitare di rovinare la storia a chi fosse intenzionato a leggere il libro.

Vi lascio alcune delle mie citazioni preferite dal romanzo, poi tornerò con la conclusione 🙂

Solo allora – le dissi – avevo compreso che si trattava di una storia di solitudini e che proprio per questo vi avevo cercato rifugio, fino a confonderla con la mia vita. Che mi sentivo come chi fugge nelle pagine di un romanzo perché gli oggetti del suo amore sono soltanto ombre che vivono nell’anima di uno sconosciuto.

Mi abbandonai a quell’incantesimo fino a quando la brezza dell’alba lambì i vetri della finestra e i miei occhi affaticati si posarono sull’ultima pagina. Solo allora mi sdraiai sul letto, il libro appoggiato sul petto, e ascoltai i suoni della città addormentata posarsi sui tetti screziati di porpora. Il sonno e la stanchezza bussavano alla porta, ma io resistetti. Non volevo abbandonare la magia di quella storia né, per il momento, dire addio ai suoi protagonisti. Un giorno sentii dire a un cliente della libreria che poche cose impressionano un lettore quanto il primo libro capace di toccargli il cuore. L’eco di parole che crediamo dimenticate ci accompagna per tutta la vita ed erige nella nostra memoria un palazzo al quale – non importa quanti altri libri leggeremo, quante cose apprenderemo o dimenticheremo – prima o poi faremo ritorno.

Esistono carceri peggiori delle parole.

 

Questo è uno dei miei libri preferiti. Non il primo in assoluto, che è “Il gioco dell’angelo” dello stesso autore, ma comunque nella top ten ci rientra sicuramente.

Ne consiglio la lettura a tutti… davvero non ve ne pentirete!

VOTO: 10

 

Movie review: “Divergent”

50077Divergent è un film del 2014 tratto dall’omonimo romanzo di Veronica Roth. Il film appartiene a quel genere distopico che ultimamente piace tanto al grande pubblico (e sul quale io mi sto facendo una cultura sempre più vasta, leggendo tutto ciò che si trova in commercio).

Stars_Showcase_-_Divergent_Book_Club

Dopo una guerra, la vita a Chicago è cambiata. La popolazione è stata divisa in cinque fazioni: gli Abneganti, gli Eruditi, gli Intrepidi, i Pacifici ed i Candidi. Ogni fazione spicca per una caratteristica in particolare, ed apparentemente sembra che tutto sia perfetto. Il motto del Governo è “La fazione prima del sangue”.  Arriva un giorno, ogni anno, in cui i giovani si devono sottoporre ad un test attitudinale per poi decidere in quale fazione dovranno trascorrere il resto della loro vita.

caleb-tris-divergent-movie-photo

Qui entra in gioco la protagonista: Beatrice Prior, abnegante che sta stretta nel suo ruolo. Il sogno di Beatrice sono gli Intrepidi. Il giorno del suo test attitudinale, però, non va come si era aspettata: il risultato è “Inconcludente”, e questo la classifica non come un’abnegante o un’intrepida, ma come una “Divergente”, una categoria non manipolabile dal sistema che è quindi in costante pericolo.

Il giorno della scelta, Beatrice sceglie gli Intrepidi, deludendo la sua famiglia (o così pare), e, dopo aver abbracciato il nuovo nome “Tris”, è pronta ad iniziare una nuova vita.

maxresdefault

Al quartier generale degli Intrepidi incontrerà un istruttore, Quattro, che all’inzio sarà duro con lei ma con il quale stabilirà un legame sempre più forte.

Non dirò altro sulla trama per evitare sgraditi spoiler 🙂

Parliamo del film in sé.

la_ca_0708_divergent

Tris è interpretata da una bravissima Shailene Woodley, nota per aver interpretato la protagonista in La vita segreta di una teenager americana. Mi è piaciuta molto la scelta dei produttori, l’ho trovata molto brava ed adatta al ruolo. Riesce a rendere molto bene l’evoluzione del personaggio dopo il cambio di fazione.

DIVERGENT

Quattro è interpretato da Theo James, il “Golden boy” della tv americana. Mi è piaciuto anche lui, anche se forse avrei scelto qualcun altro per il ruolo, qualcuno che si adattasse un po’ di più al Quattro del romanzo. Piccola curiosità su Theo: ha rifiutato la controfigura ed ha girato lui stesso tutte le scene di combattimento.

Il film mi è piaciuto, l’ho trovato molto fedele al libro, e di una lunghezza accettabile (dura due ore e venti, proprio perché non hanno tagliato quasi nulla dallo screenplay originale). Per me è sì! Ora aspetto con impazienza Insurgent al cinema, anche se da quando ho terminato Allegiant mi è rimasto l’amaro in bocca… ma questa è storia per un altro giorno.

VOTO: 9

Eccovi il trailer:

Alla prossima!

Book review #5: “Ti aspettavo”, J. Lynn

Ti aspettavo J Lynn

Buonasera a tutti!

Eccomi tornata dopo tanto tempo a recensire un libro. Specifico che non è che io non abbia letto nulla in questi mesi, anzi, il problema è proprio il fatto che ho letto decisamente TROPPO per riuscire a recensire qualcosa o anche solo a stabilire un ordine mentale.

Quindi, bando alle ciance!

Il libro di cui vado a parlare è “Ti aspettavo” di J. Lynn, a.k.a. Jennifer L. Armentrout, autrice della fortunata serie “LUX” della quale vi racconterò presto qualcosa.  Ecco la trama:

L’università è la sua via di fuga. Per troppi anni, dopo quella maledetta festa di Halloween, l’esistenza di Avery Morgansten è stata un incubo, e adesso lei può finalmente ricominciare da capo. Tutto ciò che deve fare è arrivare puntuale alle lezioni, mantenere un profilo basso e – magari – riuscire a stringere qualche nuova amicizia. Quello che deve assolutamente evitare, invece, è attirare l’attenzione dell’unico ragazzo che potrebbe mandare in frantumi il suo futuro… 
Cameron Hamilton è il sogno proibito delle studentesse del campus: fisico atletico e ammalianti occhi azzurri, è il classico ribelle dal quale una brava ragazza come Avery dovrebbe tenersi alla larga. Eppure Cam pare proprio spuntare ovunque, col suo atteggiamento disincantato, le simpatiche punzecchiature e quel sorriso irresistibile. E Avery non può ignorare il fatto che, ogni volta che sono insieme, il resto del mondo scompare e lei sente risvegliarsi quella parte di sé che pensava di aver perduto per sempre. 
Però, quando inizia a ricevere delle e-mail minacciose e delle strane telefonate notturne, Avery si rende conto che il passato non vuole lasciarla andare. Prima o poi la verità verrà galla e, per superare anche quella prova, lei avrà bisogno d’aiuto. Ma la relazione con Cam sarà la colonna che la sorreggerà o lo «sbaglio» che la trascinerà a fondo?

Premesso che l’ho iniziato ieri sera alle 19 circa a casa del mio fidanzato, poi siamo usciti per cena, sono tornata a casa alle 23 ed alle 2 e mezza di notte l’ho finito, mi sento di dire che mi è piaciuto. In realtà, è un po’ uno di quei libri che, alla tenera età di quasi 24 anni, non dovrei neanche più leggere, in quanto dovrei essere intenta in letture epocali come “Alla ricerca del tempo perduto” o “Arcipelago Gulag”, tanto per citarne due che sono diametralmente opposte.

Ma a me queste letture leggere continuano a piacere, impiegano poche ore del mio tempo e mi fanno evadere per un po’. Questo non significa che io non legga anche libri più “seri”, ma al momento preferisco quelli “tranquilli”. Detto questo, parliamo del libro.

La storia è molto semplice e fin troppe volte sentita: ragazza bellissima con qualche problema ed un oscuro passato, ragazzo bellissimo, scontro in un corridoio e via dicendo. Per una volta, totale assenza di elementi soprannaturali, che ormai vengono infilati un po’ ovunque (e che la sottoscritta apprezza parecchio, ndr). Lo stile non è male; a me l’autrice piace molto fin dagli esordi della serie Lux, e probabilmente l’avrei riconosciuta anche se non avessi saputo prima che dietro lo pseudonimo si celasse lei.

Personaggi:

  • Avery: è un personaggio femminile abbastanza interessante e con un certo spessore (il romanzo si rivolge ad una fascia secondo me compresa fra i 16 ed i 20 anni, dalla quale purtroppo sono ormai fuori da molte lune, e non è male avere una protagonista femminile di spessore). Come accennato prima, è una ragazza con un segreto. Molto bello è il fatto che (finalmente) si riesca a portare avanti un segreto in un libro facendolo rimanere tale fin quasi alla fine, quando quella maledetta festa di Halloween e ciò che vi è successo saranno ormai la vostra ossessione. Viene molto evidenziato il conflitto interiore di Avery nel dare confidenza a Cam (questo, purtroppo, tema non molto originale), ma nessuno, fin dalla prima pagina, dubita che si innamoreranno follemente, quindi mi rifiuto di etichettarlo come spoiler.
  • Cameron: bellissimo, con grandi occhi color zaffiro, addominali perfetti, l’uomo perfetto. Lo stereotipo vivente del romanzo americano, ma meglio di tanti altri in una generazione di uomini perfetti di cui Edward Cullen in tutto il suo vampiresco splendore è stato il capostipite. Si riesce a “mappare” abbastanza bene il personaggio, sebbene il romanzo sia narrato dal punto di vista di Avery, e non è facile riuscire a consentire al lettore di inquadrare gli altri personaggi se si utilizza un narratore interno alla storia.

Cosa non mi è piaciuto: sinceramente? Le scene di sesso. Sul serio, non sono una puritana, ma ormai il sesso descritto esplicitamente è peggio di vampiri e lupi mannari, si trova ovunque (grazie mille, E.L. James. Spero che tu, Anastasia Steele e Christian Grey siate felici, adesso), ed a volte può risultare un po’ antipatico, specie in un libro dove non si fa altro che evidenziare buoni sentimenti e rapporti che vanno oltre le pulsioni fisiche. Non fraintendetemi: le scene di sesso non sono descritte male, ma sono lievemente esasperate nei toni, e nella lunghezza. Si sarebbe potuto dire lo stesso utilizzando circa 200 parole in meno, senza cambiare il senso dell’atto in sé.

Cosa mi è piaciuto: sono e rimarrò una romanticona, probabilmente per sempre. A sette anni leggevo Danielle Steel, quindi so di cosa parlo. Quindi un romanzo “rosa” continuerà sempre ad attirarmi come un ape al miele. Il libro è ben scritto, si legge facilmente, i personaggi riescono a suscitare empatia: per me è sì, aspettando gli altri libri della serie.

VOTO: 8 1/2

Buona serata a tutti!

Movie review: “La Bella e la Bestia”

09Buonasera a tutti!

Ieri sera sono andata al cinema a vedere il film di cui vi vado a parlare oggi: “La Bella e la Bestia”, per la regia di Christophe Gans, con protagonisti Vincent Cassel (love love love) e Lea Séydoux.

Il film è l’ennesimo adattamento dell’ormai arcinota omonima fiaba. Confrontandolo con le varie versioni (abbiamo avuto l’indimenticabile adattamento Disney, almeno una decina di film fra cui qualcuno in chiave più moderna, un musical e credo anche un balletto), il film per certi aspetti si avvicina più degli altri alla versione “classica” della fiaba, mentre per altri se ne discosta.

All’inizio, sicuramente è più fedele di altri alla storia originale, che parla appunto di questo mercante ricco con molti figli che ad un certo punto perde tutto: mi è piaciuto molto come il film si sia  concentrato su un aspetto della storia che spesso viene trascurato.

Molto bello da vedere è stato anche il gesto del cogliere la rosa che dà origine a tutto l’ambaradam, anche questo particolare a lungo rimosso.

la-bella-e-la-bestia-lea-seydoux-di-spalle-in-un-momento-del-film-298529L’arrivo di Belle al castello è molto cupo e buio. Una cosa che non mi è piaciuta molto: il rapporto fra Belle e la Bestia non è molto chiaro, non viene approfondito, sembra veramente che si ritrovino innamorati senza sapere neanche loro il motivo.

Passiamo ai due protagonisti.

15096_586351221445874_1907920740_n

La Bella: interpretata da una graziosissima Lea Séydoux (nota al pubblico di un certo livello per il semi pornografico La vita di Adele, vincitore della Palma d’Oro a Cannes 2013), la nostra Belle è bionda, eterea, all’apparenza fragile e piena di vita. Sinceramente, la sua interpretazione non mi ha trasmesso molto (forse anche per colpa del doppiaggio italiano… mi sento come Don Chisciotte nella battaglia contro i mulini a vento con questa storia!): oltre ad indossare vestiti che le fanno schizzare il seno sotto al mento ed a passare da uno stato di odio profondo ad uno di amore sconfinato per la Bestia nel giro di 36 ore, non fa molto altro. Leggermente più profonda ho trovato la sua interpretazione nelle scene in cui Belle si trova con la famiglia: lì c’è più caratterizzazione, si percepiscono più emozioni ed il personaggio risulta migliore.

VOTO: direi un 6 1/2… che si guadagna principalmente per il suo partner.

vincent-casselLa Bestia: seriamente. Ne dobbiamo parlare? Davvero? Cioè, ma l’avete visto? Basta guardarlo. Cosa gli si può dire? Riesce ad essere meraviglioso anche coperto di pelo e con la coda! Di quanti uomini si può dire altrettanto?

Dopo questa sviolinata da tredicenne… Vincent Cassel, mesdames et messieurs!

DI-VI-NO. E non solo perché lo amo follemente e vorrei sposarlo e vivere con lui su un’isola deserta… semplicemente perché è divino. Sia nei flashback (in cui quindi è sempre la meraviglia che potete ammirare qui sopra), sia nelle scene “da Bestia”, la sua interpretazione è superlativa. Riesce a farti vivere il tormento, la disperazione, la lussuria (eh…), per poi passare alla felicità ed alla tenerezza. Impeccabile. Flawless.

Lo amo.

VOTO: bah, direi 10. E ribadisco, non perché lo amo, eh.

Indubbiamente: la Bestia tiene in piedi tutto il film, non ci piove. La storia è ben scritta e ben diretta, vale la pena vederlo se si è appassionati del genere (ed anche se si è appassionati di Vincent). Ci sono stati diversi stravolgimenti alla trama che tutti conosciamo (che sostanzialmente è quella che ci ha trasmesso Walt Disney), ma non sono proprio tutti tutti da bocciare perché contribuiscono a creare un bel film.

VOTO: 8.

la-belle-la-bte-vincent-cassel-la-seydoux-foto-dal-film-01La fortuna sfacciata di Lea Séydoux…

A voi il trailer, buona serata ed alla prossima!

 

 

 

 

Movie Review: “Storia d’inverno”

49302

L’ultima volta mi sono scusata per un lungo periodo di silenzio durato dieci giorni.

Adesso mi scuso per un lunghissimo periodo di silenzio durato 4 mesi. Perdonatemi, ma fra esami, lezioni e quant’altro è stato un semestre massacrante (coro generale: ma chi te se fila?).

Comunque, eccomi ritornata, più forte e carica di prima.

Il film di cui vado a parlare oggi è “Storia d’inverno”, uscito nelle sale italiane il 13 febbraio.

Diretto da Akiva Goldsman (primo esperimento di regia per il noto sceneggiatore, vincitore del premio Oscar per la miglior sceneggiatura non originale con A Beautiful Mind), il film è la trasposizione cinematografica dell’omonimo romanzo scritto da Mark Helprin nel 1983.

Partiamo subito con i personaggi.

storia-inverno-620x350

Abbiamo un superlativo Colin Farrell nel ruolo di Peter Lake; non sono mai stata una sua grandissima fan, ma la sua interpretazione mi ha positivamente stupita. Sembra sia uno di quegli attori che con gli anni si ritrovano via via a migliorare, artisticamente ed a livello di caratterizzazione del personaggio interpretato. Peter Lake è un ladro, un delinquente, finché non gli capita qualcosa, l’amore, che va a modificare completamente il suo essere. Devo dire che è stato molto interessante vedere l’evoluzione di questo personaggio sullo schermo; appena possibile cercherò di procurarmi anche il libro, perché sono curiosa di vedere quanto siano stati fedeli alla trama originale.

1389363503033_maxresdefault

 

Nel ruolo di colei che fa cambiare vita a Peter Lake, incontriamo Jessica Brown Findlay nel ruolo di Beverly Penn. Personaggio dalla storia travagliata, appare inizialmente come molto ingenua e delicata, ma si capisce che in realtà c’è molto di più oltre a ciò che viene mostrato. Il suo amore, e ciò che comporta per chi le si trova intorno, è il filo conduttore dell’intera opera.

winters 3Che dire? Russell Crowe è sempre Russell Crowe, qualsiasi ruolo gli si voglia cucire addosso. Il mio ragazzo non è stato d’accordo con me, ha trovato che questa parte non fosse particolarmente adatta a lui, ma io non sono d’accordo.

Anche se inizia a mostrare gli anni (perdonami, Russell), interpreta un fantastico Pearly Somes, nemesi giurata di Peter Lake. In alcune scene mi ha fatto ridere, non perché la scena fosse comica ma perché lui è un po’ buffo con quella bombetta in testa o con un asciugamano intorno ai fianchi e nient’altro (gli anni passano per tutti).

storia-d-invernoLa menzione d’onore va allo stallone andaluso Listo, interprete del cavallo volante Athansor: superlativo!

Ci saranno anche un altro paio di sorprese per chi andrà a vedere il film, una che non verrà apprezzata se non dagli amanti di Jane Eyre di Franco Zeffirelli ed un’altra che verrà acclamata da tutto il pubblico come il miglior cameo degli ultimi anni.

 

Passando al film in sé e per sé: la storia è indubbiamente molto bella, questo filo conduttore dell’amore che cambia le persone (per quanto visto e rivisto) riesce sempre ad affascinare tutti. Anche l’idea che tutti noi potremmo ipoteticamente rappresentare un miracolo per qualcun altro è molto dolce ed originale. Tuttavia, ritengo che siano stati lasciati troppi buchi narrativi: non ricordo dove, ho letto che il romanzo è di circa 800 pagine, che sicuramente, vista la complessità della trama, se riprese fedelmente non avrebbero potuto mai esser condensate in due ore di film.

Mi è piaciuto ma penso che il libro mi piacerà molto di più.

VOTO: 7+

Come sempre, vi lascio il trailer e, sperando che non sia un’attesa lunga come l’ultima volta… alla prossima!

 

 

 

M’s review #4: “The Awakening Series”, di Josephine Angelini.

La “Trilogia del risveglio” (The Awakening Series) è stata scritta da Josephine Angelini a partire dal 2011 e pubblicata in Italia da Giunti Editore dallo stesso anno. Composta da tre libri (ma va?! Mi ci impegno per tirare fuori ‘ste cose!), nell’ordine Starcrossed, Dreamless Goddess, la serie ha avuto da subito molto successo nel genere Young-Adult.

Di seguito, le trame dei tre libri come riportate nella seconda di copertina.

ATTENZIONE: Anche nelle seconde di copertina possono essere in agguato degli spoiler, quindi suggerisco a chi avesse intenzione di dedicarsi alla trilogia completa di leggere solamente la descrizione del primo libro 🙂

starcrossed_piatto (Large)

Helen, timida adolescente di Nantucket, sta quasi per uccidere il ragazzo più attraente dell’isola, Lucas Delos, davanti a tutta la sua classe. L’episodio si rivela essere qualcosa di più di un mero incidente. Helen teme per la sua salute mentale: ha iniziato ad avere incubi di notte e allucinazioni di giorno. Ogni volta che vede Lucas le appaiono tre donne che piangono lacrime di sangue. Il tentato omicidio porta Helen a scoprire che lei e Lucas non stanno facendo altro che interpretare i ruoli di un’antica tragedia d’amore. Le apparizioni femminili rappresentano infatti le Erinni. Helen, come l’omonima Elena di Troia, è destinata a dare inizio alla guerra a causa della sua relazione con Lucas. I due scoprono sulla loro pelle che i miti non sono leggende. Ma è giusto o sbagliato stare con il ragazzo che si ama se questo significa mettere in pericolo il resto del mondo? Come si sconfigge il destino?

cover

Il secondo volume della saga di stampo mitologico “The Awakening series”. Ritroviamo Helen, che nel frattempo è diventata la Discendente, la prescelta dagli dèi. Ogni notte si addormenta nel suo letto e raggiunge l’aldilà dove affronta prove indicibili per trovare le Furie, liberarle dalla loro ira e rompere così il ciclo di faide tra le Case. Ogni mattina si risveglia, stanchissima e provata, costretta a cominciare una nuova giornata di allenamenti. È sempre più spossata e sofferente oltre che sola, dato che Lucas ora la tiene lontana. Helen è triste e profondamente sfiduciata, quando durante una delle sue discese agli inferi si imbatte in Orione, un semi-dio bello come il sole, capace di far tremare la terra e il suo cuore. Di notte si incontrano nell’Ade e di giorno si scambiano messaggi al cellulare. Lucas impazzisce di gelosia e in lui si scatenano poteri sconosciuti: adesso è in grado di controllare totalmente la luce e di rendersi invisibile. Divisa fra l’attrazione per il nuovo pretendente e l’amore impossibile per il cugino, Helen si ritroverà a sfidare i suoi limiti per il bene dell’umanità intera.

copgoddessprov

Dopo aver accidentalmente liberato l’intero pantheon della mitologia greca dall’esilio sull’Olimpo, Helen deve riuscire a imprigionare di nuovo tutti gli dei senza scatenare una guerra che avrebbe esiti catastrofici. Ma l’ira divina è violenta e travolgente, ed Helen si trova a combattere con un nemico incredibilmente pericoloso. Ora è forte, conscia della sua vera natura e dei suoi doni particolari. I suoi poteri sono aumentati ma si è accresciuta anche la distanza fra lei e i suoi amici di sempre. Da quando un oracolo ha rivelato che nella sua cerchia di conoscenze si nasconde un traditore, tutti i sospetti ricadono sul bellissimo Orion. Helen, combattuta fra l’amore per Orion e quello per Lucas, dovrà fare delle scelte cruciali per evitare lo scontro finale fra dei e mortali. Il destino di Helen si sta per compiere. Solo una dea potrà sorgere per salvare il mondo. È scritto nelle stelle.

Come si può notare da quanto appena letto, gli elementi del genere YA tendono in questi romanzi a mischiarsi con degli aspetti mitologici molto interessanti e forse troppo spesso trascurati in un mondo che chiede sempre più vampiri, angeli, cacciatori di demoni e chi più ne ha più ne metta.

Sono incappata per caso in una recensione di Starcrossed circa tre settimane fa e, dopo aver scaricato l’intera trilogia sul mio adorato Kindle, ho deciso di inserirla nel Ten Books Project, un’iniziativa molto interessante che prevede di stilare un elenco di 10 libri comprati (o scaricati, nel mio caso) e non ancora letti, e di non acquistare più nulla finché non si saranno terminati tutti e dieci.

Risultato: visto che non riesco mai a darmi una regolata, specie se ho la fortuna/sfortuna di incappare in un libro che mi piaccia da subito, ho iniziato Starcrossed domenica sera ed ho terminato Goddess martedì sera.

Da appassionata del genere, posso dire che è stata una “ventata d’aria fresca”. Per quanto lo schema della storia sia sempre lo stesso (amore, amore impossibile, si scende a patti con l’amore impossibile, triangolo, guerra, semi-fine-del-mondo, pace in un modo o nell’altro, risoluzione del triangolo), l’introduzione di nuovi “tipi” ha contribuito a non renderla una storia trita e ritrita, ed ad alzare l’aspettativa su quello che sarebbe potuto accadere in seguito.

I personaggi sono costruiti molto bene, caratterizzati fin nei dettagli, e soprattutto ogni personaggio introdotto riuscirà a svolgere un ruolo importante nella storia: nessuno viene lasciato “a margine”, tutti hanno uno scopo che porterà verso una conclusione totalmente inaspettata.

VOTI:

Starcrossed: 8

Dreamless: 9

Goddess: 8 1/2

Alla prossima!

Glee 5×01: Love love love

Sono tornati! Dopo un’estate burrascosa e fortemente segnata dalla perdita di Cory Monteith, ecco di nuovo fra noi i ragazzi delle “New Directions”.

Come dice l’immagine: sì, avevo decisamente bisogno di voi!

Ho scoperto Glee proprio quest’estate, subito prima della triste scomparsa di Cory, ed ho visto le prime 4 stagioni in circa una settimana… Proprio per questo, non vedevo l’ora che ricominciasse!

Le prime due puntate, come annunciato, saranno un omaggio ai Beatles, mentre la terza sarà dedicata a Cory/Finn, con a seguire una pausa affinché i produttori possano capire quale direzione far prendere alla storia.

La puntata si apre con la meravigliosa Rachel Berry (Lea Michele), durante la sua lettura per la parte di Fanny in Funny Girl.

Nonostante io l’abbia amata/odiata per quasi tutta la quarta stagione, è impossibile non pensare a quello che le è successo (Lea era la fidanzata di Cory anche nella “vita vera”, ndr), e vederla ripercorrere le strade del parco dov’era stata con Finn cantando Yesterday dei Beatles mi ha fatto subito cominciare la puntata con un sano piantarello corredato di singhiozzi e lamenti lugubri.

Trovo che Rachel abbia subito un cambiamento con il college, per molti versi positivo: è cresciuta, è maturata, riesce finalmente a capire cosa deve fare per ottenere ciò che vuole, ed è ormai ben lontana dalla ragazza che bullizzava le compagne per ottenere tutti gli assoli. La voce di Lea è assolutamente spettacolare, e come detto prima non ci si può non sentire empaticamente vicini a lei, visto che dovrà rivivere ciò che ha vissuto in prima persona nelle vesti del suo personaggio.

Artie e Kitty: bella coppia! Sul serio, a me non dispiacciono. Lei è mooolto diversa con Artie rispetto a com’era nella quarta stagione, ed è sicuramente un cambiamento buono. Il povero Artie si meriterebbe finalmente una ragazza come si deve, e Kitty potrebbe essere quella ragazza! Non mi soffermerò più di tanto su di loro perché voglio arrivare subito ai miei adorati…

…Kurt e Blaine! Vogliamo parlarne? Sono stati assolutamente stupendi per tutta la puntata! Ho sempre amato Kurt e non sempre altrettanto amato Blaine, ma in questa puntata sono stati superlativi! A partire dalla canzone iniziale Got to Get You Into my Life, interpretata in maniera favolosa da entrambi, è stato un crescendo.

Stupenda la scena in cui Blaine decide di andare a chiedere l’aiuto degli altri cori scolastici, cantando Help ed ottenendo la partecipazione di tutti… Ma il culmine della puntata ovviamente è stato raggiunto con la scena finale, quella della proposta di matrimonio di Blaine a Kurt, costruita nel luogo del loro primo incontro. Al suo arrivo, Kurt rimane un po’ spiazzato nel trovarsi davanti Rachel, Santana e Mercedes, oltre ai Vocal Adrenaline, gli Warblers e l’Haverbrook Deaf Choir, impegnati insieme a Blaine nel cantare All You Need is Love.

Quindi: inizio di stagione col botto per Glee, puntata promossissima, musiche (ovviamente) stupende.

…cosa avrà risposto Kurt? 😉

 

Alla prossima!

M’s review #2: “Educazione siberiana”, doppia recensione libro/film.

educazione-criminale“Educazione siberiana” è un romanzo dello scrittore russo Nicolai Lilin (http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolai_Lilin) pubblicato nel 2009.

Si tratta di un romanzo autobiografico, nel quale lo scrittore narra la propria infanzia ed adolescenza in una comunità di criminali siberiani stanziata in Transnistria, nell’ex Repubblica Socialista Sovietica Moldava.

Partiamo dal presupposto che, da amante della letteratura russa, della cultura russa e di qualsiasi cosa sia in qualche modo correlata alla Russia, era abbastanza ovvio che un libro che va a descrivere le leggi interne di una comunità criminale siberiana mi sarebbe piaciuto; infatti, così è stato.

Mi piace molto il modo di scrittura di Lilin; non l’ho trovato affatto pesante, anzi. In particolare, ci tiene a far capire a fondo come ogni cosa significasse qualcosa per loro, come la loro legge fosse radicata fin dalla nascita. Molto bello e particolare il discorso sui tatuaggi, sulla vera storia che c’è dietro ad un disegno in una particolare posizione.

Nell’immagine sotto, si vedono in primo piano le mani dello scrittore. Dopo aver letto il libro e visto il film, si sa esattamente cosa voglia dire il disegno sulla mano destra.

596x373_64301_tatuaggi-nicolai-lilin

 

Fra me e questo libro, la storia è andata così: sono andata al cinema con un’amica a vedere “Anna Karenina”, e subito prima del film c’è stato il trailer di presentazione di “Educazione siberiana” di Gabriele Salvatores, in uscita la settimana successiva. Affascinata da quei pochi minuti di immagini, appena uscita dal cinema ho comprato il libro, che mi sono sbrigata a leggere per poter andare a vedere il film appena fosse uscito.

Ho quindi avuto una full immersion nella cultura siberiana descritta da Lilin, che mi ha presa e coinvolta da morire. In alcune parti, è un po’ “crudo”, forse. Ma d’altra parte, se si legge un romanzo su una comunità criminale, si  sa cosa potrebbe succedere: non vengono chiamati “criminali” per aver rubato una bambola.

Quindi: libro promosso a pieni voti, un 8 tondo ci sta tutto. Passiamo al film!

Mettiamola così: se non avessi letto il libro e fossi andata semplicemente al cinema, probabilmente sarei uscita dalla sala molto più soddisfatta di come è avvenuto.

Non sto dicendo che non mi sia piaciuto, anzi, ma… non c’entrava assolutamente nulla con il libro da me letto!

Salvatores ha girato un film molto dinamico, con un’alternanza infanzia/giovinezza/età adulta che sicuramente non lo rende un film statico; senza ombra di dubbio, un encomio speciale va a Mr. John Malkovic, interprete sublime di nonno Kuzja, figura cardine nell’infanzia e nella vita del protagonista Kolima (che dovrebbe essere lo stesso Lilin).

1361529403041educazione_siberiana_trailerTuttavia, ritengo che ci sia stato uno stravolgimento esagerato della storia. Ciò su cui è stato incentrato il film, nel libro è un singolo episodio, e per di più non va neanche a finire nello stesso modo.

Il rapporto fra i due protagonisti, Kolima e Gagarin, per quanto romanzato rispetto al romanzo (spero mi passerete il gioco di parole) è stato invece molto bello da vedere; entrambi bravi i due attori scelti, forse un po’ scarso il doppiaggio italiano, ma si sa ormai quale sia la mia opinione in merito.

educazione-siberiana-film-2095_0x410Per concludere: non posso bocciare il film perché non se lo meriterebbe. Tuttavia, trovo che siano stati lasciati troppi punti oscuri, troppi buchi nella sceneggiatura, e che non sia stato scelto affatto l’episodio giusto da raccontare, o perlomeno che non sia stato dato abbastanza spazio ad altri episodi.

Il film merita di essere visto anche solo per gustarsi i dieci minuti del finale e la frase di chiusura: non l’ho ancora rivisto interamente, ma l’ultima scena l’avrò riguardata dieci volte di fila.

Alla prossima!

meemmi*