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Remember me – ricordare l’11/09 sorridendo


ATTENZIONE: L'articolo contiene spoiler su tutto il film, finale incluso. Se doveste avere in programma di vederlo, vi consiglio di non proseguire nella lettura!
"Remember me" è un film del 2010 diretto da Allan Coulter, con protagonisti Robert Pattinson, Emilie de Ravin e Pierce Brosnan. 

 Il film si apre dipingendo il ritratto di un ragazzo difficile, Tyler (Pattinson) il quale, rimasto scosso dopo il suicido del fratello ed il conseguente divorzio dei genitori, inizia a combinarne di tutti i colori (e ti credo, dopo Edward Cullen bisogna disintossicarsi dalla bontà) per riuscire ad attirare l’attenzione del padre. Pierce Brosnan purtroppo non è Carlisle Cullen, sempre disposto a perdonarle tutte al figlio, e si infuria con lui a causa del suo carattere “leggermente burrascoso”.  

Tyler ad un certo punto ha una brillante idea: incontrare la figlia del poliziotto che l’aveva arrestato (da notare la predilezione di Pattinson per ragazze che interpretano figlie di poliziotti: seriamente, che problemi ha quest’uomo?). Ally (Emilie de Ravin) naturalmente non avrebbe mai potuto essere una spensierata ed allegra ragazza, altrimenti il buon Rob avrebbe rifiutato il copione; quindi, si rivela anche lei circondata da un passato tenebroso: all’età di 11 anni, si ritrovò ad assistere all’omicidio della madre in metropolitana (da cui: terrore della metropolitana, e dispendio abnorme di denaro per i taxi. Tanto paga papà poliziotto…). 

Piccola postilla: Tyler aveva deciso di incontrare la ragazza solo per scommessa, ma ovviamente si innamorano, grandi incontri, grandi promesse, ti amo ti amo, finché (colpo di scena) il padre di lei non scopre la relazione, le dice che lui è pericoloso, i due si confrontano, lei scopre che lui l’aveva voluta incontrare solo per scommessa e da questo punto in poi non ci si capisce più nulla.  Non si sa bene come, i due si riavvicinano, ed è tutto di nuovo rose e fiori. Tyler non riesce proprio a comportarsi bene, anche se stavolta è per una buona causa: alcuni bambini prendono in giro la sua sorellina e lui per tutta risposta se la prende con la scuola. Denunciato, il padre gli organizza un incontro con i suoi avvocati per sistemare il tutto, “ci vediamo in ufficio da me domattina”.  

Inizia il dramma, in un crescendo di ansia palpabile. Prima di tutto, la scritta sullo schermo: 11 settembre 2001. Tyler, nell’ufficio del padre, scopre che quest’ultimo ha delle foto sue, del fratello suicida e della sorellina sul computer, e quindi ha un’epifania: “ma allora mio padre mi vuole bene!”, tutto ringalluzzito scopre anche che non c’è nessun incontro con gli avvocati ma che il padre voleva semplicemente passare del tempo con lui, felicità felicità. Attimo di panico: lui sta tutto contento in finestra ad aspettare l’arrivo del padre che è in macchina. La scena si allarga… si allarga… si allarga… e si vede che l’ufficio del padre si trova in una delle Torri Gemelle.

Ovviamente Tyler fa una brutta fine, insieme ad altre centinaia di persone. La vita di tutti cambia, Ally ricomincia a prendere la metropolitana, il padre di Tyler decide che, con un figlio suicida ed uno finito in un attentato terroristico, almeno con la figlia dovrà fare un lavoro migliore, titoli di coda, addio.  

Domanda: è un bel film?  

NO. 

Può essere un modo simpatico di trascorrere un paio d’ore, in mancanza di meglio. Robert Pattinson recita peggio nelle vesti di Tyler che nelle vesti di Edward Cullen, E CE NE VUOLE (fu candidato con questo film ai Razzie Awards 2010 nella categoria Peggior Attore. No, non è uno scherzo!).  

Sarebbe stato meglio senza il finale tragico, probabilmente: sarebbe potuta diventare la classica storia di due ragazzi disastrati che incontrandosi finiscono per farsi forza a vicenda, se non la si fosse voluta trasformare in una storia all’ombra delle Twin Towers. Seriamente, Allan Coulter: non se ne sentiva il bisogno.

 Voler trasformare per forza OGNI COSA in un dramma sta diventando una pratica sempre più diffusa, in cinema e letteratura. 
 La scusa?
"Le persone vogliono vedere le sofferenze degli altri per dimenticare le proprie." 
Quindi, si costruisce attorno ad ogni cosa, anche alla più  allegra, un muro di inquietudine e di sofferenza esasperante. 
 'Sti due poveracci del film... avrebbero potuto essere felici. Avevano appena fatto pace, i problemi in famiglia si sarebbero più o meno risolti... Alla fine della fiera, l'unico genuinamente felice di come sia andata è stato il padre di Ally, che ha smesso di spendere milioni per i taxi della figlia. 
 L'attentato alle Twin Towers, insieme agli altri attentati dell'11 settembre, è stato uno degli eventi più tragici che si siano verificati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. 
Vederlo sbattuto così, in un film di second'ordine (a non voler essere troppo cattivi), senza nessun motivo logico, senza nulla che lo facesse sospettare, è non solo di pessimo gusto, ma addirittura offensivo e crudele per chiunque abbia perso qualcuno in quell'attentato. 
 Detto questo, passo e chiudo.

M’s review #1: “The Infernal Devices”, trilogia di Cassandra Clare.

The Infernal Devices (in Italia: Shadowhunters – Le origini) è una trilogia di stampo urban-fantasy scritta dall’ormai arcinota Cassandra Clare, autrice anche della fortunatissima saga The Mortal Instruments, meglio nota come Shadowhunters.

La trilogia nasce come “spin-off” della saga principale, ma si è evoluta raggruppando un proprio fandom (ed alla sottoscritta è ,piaciuta anche di più della saga TMI, per quel che vale).

Si divide in tre (ma va?!) libri:

1. Clockwork angel (L’angelo)

2. Clockwork prince (Il principe)

3. Clockwork princess (La principessa)

È facile incontrare, nel corso della lettura, nomi e personaggi già visti e già sentiti nella serie The Mortal Instruments: Lightwood, Herondale, l’onnipresente Magnus Bane tanto per citarne alcuni.

L’ambientazione presentata è estremamente classica (Londra vittoriana: appunto, le origini), e completamente diversa dalla frenetica New York descritta nell’altra saga.

Anche i personaggi seguono un codice d’onore completamente diverso, hanno regole molto più precise per comportamento, vestiti e quant’altro.

I “nuovi” cacciatori introdotti dalla Clare sono descritti e caratterizzati in ogni sfumatura del loro carattere: abbiamo Will Herondale, sfacciato, irriverente, tormentato da un passato oscuro; Jem Carstairs, suo parabatai (il termine parabatai sta ad indicare l’unione in battaglia e non solo fra due Cacciatori, legati da un patto e da una runa, molto profondamente: il legame non può essere spezzato tranne che in caso di morte, o se uno dei due dovesse diventare un Nascosto o un Mondano), dolce e sensibile, anche lui con un oscuro segreto; il terzo elemento del triangolo (sì, c’è sempre un triangolo in queste storie) è lei: Tessa Gray, ragazza dalle origini inizialmente poco chiare ma con un grande potere, del quale acquisirà consapevolezza nel corso della storia.

Cassandra Clare è stata (ancora una volta) in grado di creare un universo perfettamente tratteggiato che aiuta a colmare le “lacune” della saga TMI. Il rapportarsi dei personaggi fra di loro è, anche in questo caso, emozionante e profondo, forse più di quanto lo fosse nella saga “principale”.

Il primo libro è il libro in cui la storia ed i personaggi vengono introdotti: l’azione c’è, e non poca; non si può dire lo stesso del secondo, in cui molto è dedicato all’approfondimento dei personaggi e di alcuni punti oscuri: risulta infatti abbastanza lento fino ad oltre metà, per poi riprendersi sul finale.

Il terzo… Beh, il terzo è superlativo. Dall’inizio fino ad un finale che lascia in bocca un sapore dolceamaro e che porta a piangere per ore fino a ritrovarsi in un mucchietto singhiozzante sul pavimento della camera, a ripetere: “Perché è finito? Perché? Perché?”.

Se ancora non vi siete dedicati alla scoperta del mondo degli Shadowhunters, sia londinesi che newyorkesi, è giunto il momento di farlo!

 

Alla prossima!

 

meemmi*